Catania, i ragazzi di Trinacria

16 nov 2020

Noi ragazze che prima eravamo delle classiche donne che prendevamo la spesa, ora che ci siamo dentro ti posso dire che sono delle parti importanti della nostra vita essenziali. Quando sono stati fermi per un po' perché non volevamo aprire per evitare di fare assembramento, sapendo che loro dovevano far completare il tampone, altrettanto noi eravamo fermi per avere i risultati di tutti quanti, ci mancavamo, ci cercavamo a vicenda, con videochiamate, ci mancavamo, perché siamo stati una famiglia e siamo una famiglia. Per questo è bella l'unione. Noi in realtà come club siamo aperti da ormai due anni circa. Bene o male il club era destinato – qua c'è un calcetto - a un posto di socialità per i giovani del quartiere. Quando poi è successo tutta questa qui della pandemia e tutto il resto ci siamo attivati per anche, visto che abbiamo a cuore comunque la gente che abita questo quartiere, per dare una mano, diciamo, effettiva attraverso una distribuzione alimentare a tutti e tutte quelli che si trovano in difficoltà, e quindi questo ci ha aperto comunque nelle relazioni con le famiglie del quartiere. Stiamo cercando di reinventarci sulla base di quelle che sono sostanzialmente anche le limitazioni delle libertà personali che abbiamo con, insomma, questo virus. Però, appunto, non è una cosa che ha un inizio e una fine, ma è un processo di lunga durata, di costruzione comunque di comunità, di solidarietà, soprattutto in luoghi che comunque sono sostanzialmente lasciati anche abbandonati a se stessi dalle istituzioni, come possono essere i quartieri popolari di Catania, ma di qualsiasi altra città in Italia e nel mondo.

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