Cesa indagato, Gratteri: no giustizia a orologeria

22 gen 2021

Ndranghetisti, professionisti, imprenditori e politici insieme in un modello criminale politico affaristico in cui tutti ne avevano vantaggi. L'inchiesta della Procura di Catanzaro sulle ndrine crotonesi dipinge un quadro di malaffare diffuso, in cui figura centrale un imprenditore Antonio Gallo, monopolista nell'infortunistica. Collettore dei vari interessi per il pm mette in contatto politica e clan per controllare gli appalti pubblici. Per garantirsi voti da usare come merce di scambio, incontra le cosche regina attraverso un loro affiliato, parente dei De Stefano Tegano, Natale Errigo, peraltro entrato di recente nella struttura del commissario straordinario all'emergenza Covid. E poi li offre a Francesco Talarico, attuale assessore regionale al bilancio, uomo forte dell'Udc in Calabria, tramite il quale arriva infine a Lorenzo Cesa. A inguaiare l'ormai ex segretario nazionale Udc è un pranzo a Roma del 2017, è da lì che finisce nelle indagini su un patto di scambio politico mafioso, cioè voti per appalti. Gallo e altri politici locali e gli ndranghetisti, ora tutti agli arresti. Per Cesa l'accusa è associazione a delinquere, aggravata dal metodo mafioso, un macigno sulla crisi di Governo in corso. Giustizia a orologeria, ha detto qualcuno, ma Gratteri ribatte: la richiesta al Gip è di un anno fa, il Cesa aveva appena detto non entreremo in maggioranza.

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