Coronavirus, 0 contagi in alcuni paesi veneti per zona rossa

01 apr 2020

Al nostro arrivo i primi ad accoglierci sono i Carabinieri, controllano documenti e autocertificazioni, come avviene in tutta Italia. Da queste parti fare attenzione a chi arriva da altri Comuni è davvero fondamentale perché a Possagno, provincia di Treviso, paese natale di Antonio Canova, il coronavirus non è ancora arrivato, pur trovandosi nel cuore della zona rossa del Veneto. Una delle poche oasi del nord-est, 2.200 abitanti, età media non troppo elevata, aziende a conduzione familiare. A Possagno la spesa si fa per lo più nei piccoli negozi sotto casa. Nessuna spiegazione scientifica, fatto sta che questo paese circondato dalle colline della Marca Trevigiana, le sue piccole frazioni e altri 4 comuni confinanti, sembrano immuni al coronavirus. Penso un po' sia un caso e il rispetto delle regole, non so darmi altre spiegazioni. L'aria è buona, certo, ma questo, evidentemente, non basta a spiegare la totale assenza di casi positivi al virus. Probabilmente, a contare è stato soprattutto il rispetto, fin dai primi giorni, delle restrizioni da parte dei cittadini, oltre la chiusura del Museo Canova che ogni anno porta in paese 50.000 visitatori. Inoltre, ci spiega il giovane sindaco Valerio Favero, una folta schiera di volontari ha permesso a tante persone di non uscire di casa nemmeno per fare la spesa. Siamo felici di questo, che ad oggi non c'è nessun contagio a Possagno, però, come dicevamo, questo virus è talmente subdolo che potrebbe arrivare in qualsiasi momento. Per il resto abbiamo piccole realtà che tra l'altro devo ringraziare perché tutti gli esercenti si sono dati da fare per poter dare la consegna a domicilio di quelle che sono le derrate alimentari, quindi, la farmacia, piuttosto che il supermercato, l'edicola, il panificio, la macelleria. Rispetto delle regole e un forte senso di comunità, forse il segreto di Possagno è solo questo. Il virus fa paura anche in quest'angolo di Veneto, che però continua a resistere. “Vade retro virus” sulla mascherina è un po' un modo per sdrammatizzare, un modo ironico per cacciare un po' le paure.

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