Coronavirus, caschi che liberano posti in terapia intensiva

04 mar 2020

“Cosi è aperto. Io ho la possibilità, in questo modo, di accedere alla faccia del paziente. Nel momento in cui ho finito non faccio altro che richiudere il mio oblò e il casco automaticamente riparte.” Il casco serve per la terapia Cpap, ventilazione a pressione positiva continua. Tradotto: aiuta a respirare chi ha difficoltà. Negli ospedali si usano sia i caschi che le maschere. La terapia che somministrano è la stessa. “Queste maschere garantiscono una tenuta completa, per cui permettono di mantenere una pressione positiva di ossigeno all'interno delle vie aeree durante tutto il ciclo respiratorio. Questo migliora le caratteristiche di ossigenazione del paziente e può anche prevenire il collasso di unità alveolari, che è nella fisiopatologia di questa malattia.” In emergenza Coronavirus può aiutare nei casi meno gravi di polmonite. Il casco, però, è solo una parte. Il cuore della terapia sta in questo dispositivo. “Questo è il dispositivo che viene collegato all'impianto dell'ossigeno, impianto di ossigeno che è presente in tutti gli ospedali e, nella maggior parte dei casi, ad ogni singolo posto letto.” “In tutti i reparti?” “In tutti i reparti, quindi indistintamente, che sia la rianimazione piuttosto che un reparto di degenza. Favorisce proprio il fatto di non dover intasare le terapie intensive perché in un primo approccio, se il paziente non è particolarmente critico, con questo sistema io posso intervenire direttamente in reparto.” I dispositivi sono riutilizzabili e costano tra i 600 e gli 800 euro al pezzo. I caschi, che non sono monouso, ma mono paziente, vengono buttati al termine della terapia e hanno un prezzo di circa 100 euro l'uno, un costo ragionevole, se pensiamo che permette di liberare posti preziosi in terapia intensiva. Per questo, per questa azienda, leader di mercato in questo settore, è aumentata di molto la richiesta di questi dispositivi da parte degli ospedali. “Sono i singoli ospedali, attualmente, che ce li stanno chiedendo. Per quanto riguarda i caschi, da Regione Lombardia non abbiamo avuto ancora nessuna richiesta. Io li ho contattati e mi hanno detto che stanno facendo le loro valutazioni.”.

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