Coronavirus, chiuse scuole, università e teatri in Lombardia

24 feb 2020

La Lombardia è divisa in due. Da una parte la zona rossa, blindata e presidiata dalle forze dell'ordine, quei comuni del basso lodigiano dove il contagio è più diffuso e da dove non si può né entrare né uscire. Dall'altra il resto della regione, dove per almeno sette giorni sono chiuse scuole, università, musei, cinema e teatri, sospesi eventi e manifestazioni. Non siamo né in guerra, né in una calamità che ci deve costringere a recuperare derrate alimentari per chissà quale cosa. Quindi non serve assalire i supermercati, andate tranquilli, così come gli altri esercizi commerciali sono aperti. E sono aperti tutti gli uffici di pubblica utilità. A Milano è chiuso il Duomo, niente messe e dalle 18 chiusi pub, bar e discoteche nella regione. Nella zona gialla, a parte queste limitazioni a cui facevo accenno prima, la vita prosegue nella maniera assolutamente normale, con l'invito evidentemente di attenersi a quei punti, a quei comportamenti che sono stati dettati dall'Istituto superiore di sanità. Nei laboratori della regione si continuano a processare i tamponi. I casi di contagio aumentano, ma la maggior parte di chi risulta positivo ha avuto contatti con l’area rossa. Non c'è una pandemia, tutti i provvedimenti sono stati presi a scopo precauzionale, la psicosi è infondata, ma bisogna arginare i contagi. Telefonare tutti al 112 si rischia di intasare il numero e di non dare la possibilità a tutti gli operatori del 112 di dare risposte e soprattutto di intervenire presso quei cittadini che hanno bisogno di un aiuto.

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