Coronavirus, Gallera: 223 posti in più di terapia intensiva

09 mar 2020

E anche oggi possiamo dire che la nostra battaglia la stiamo vincendo e l'abbiamo vinta. Questo perché - vi ricordate ormai - parliamo di numeri e condividiamo, come abitudine nostra, cioè quella di essere estremamente chiari, estremamente trasparenti, in quello che stiamo facendo, negli sforzi, nei numeri che abbiamo, ma evidentemente anche nei numeri della crescita dei contagi, dei pazienti positivi, dei pazienti ospedalizzati, dei decessi, ma la prima notizia è quella in relazione ai posti letto di terapia intensiva. Io vi ho sempre detto che in Lombardia avevamo e abbiamo 900 posti letto di terapia intensiva; di questi, ce ne sono 176 che sono collocati in quei presidi mono specialistici, come l'Istituto dei tumori, lo IEO, il Besta, cioè quelli che servono delle patologie particolari, e che poi abbiamo 724 posti di terapia intensiva collocati e sparpagliati nei vari presidi ospedalieri pubblici e privati accreditati per i bisogni complessivi delle patologie tempo dipendenti o delle operazioni ordinarie che svolgiamo. E vi avevo detto sin dai primi giorni che il nostro obiettivo era quello di riuscire ad aumentarle di 100 – 150, per portare quindi la capacità, tolte le famose 176, che rimangono sulle persone che hanno un tumore, che hanno un aneurisma, che hanno un problema neurologico, su tutte le altre e fare in modo che ci fosse la possibilità di ampliare il più possibile la capacità di recepire e gestire i pazienti affetti da Coronavirus. Ecco, non solo siamo riusciti in 15 giorni ad aprire questi famosi nuovi 150 posti, ma oggi siamo a più 223 posti letto di terapia intensiva. Oltre i 724, siamo riusciti a crearne altri 223 e contiamo di aprirne quantomeno altri 150 nel giro di sette giorni. Posti letto che si aprono perché, come dicevo, si è bloccata l'attività delle sale operatorie, quindi recuperiamo spazi, ogni sala operatoria può contenere tre posti letto di terapia intensiva, perché riconvertiamo alcuni reparti, alcune parti degli ospedali, e attraverso la collocazione di un dispositivo mobile, che consente di aiutare e di assistere la respirazione, un respiratore mobile, riusciamo a trasformarlo in un letto di terapia intensiva, e quindi a dare una risposta ancora più concreta ed efficace. Questa è la grande capacità del sistema lombardo. Accanto a questo stiamo ampliando i posti, trasformando le medicine generali o anche le medicina d'urgenza in reparti di pneumologia proprio per gestire al meglio i pazienti critici, ma che non necessitano di una terapia intensiva, e stiamo aumentando anche i posti di sub-intensiva, cioè per quei pazienti che non hanno ancora bisogno di un tubo, dell'inserimento di un tubo per poter respirare, che gli getti nei polmoni l'ossigeno, ma che hanno invece bisogno comunque di una ventilazione, di una respirazione assistita, che si fa o con le mascherine oppure si fa con questi caschetti, che abbiamo imparato tutti a conoscere, e che si chiamano CPAP. Io vi ho raccontato come questi CPAP erano 200 in regione Lombardia il 19 febbraio, che sono diventati 1600, quindi con una crescita di 1400. Ne abbiamo già ordinati e ne stanno arrivando altri 500 in questi giorni, in queste ore - scusate, da qui a domani - accanto ai flussimetri, che sono quei meccanismi che consentono proprio di trasformare l'ossigeno e di renderlo adatto proprio a sostenere la respirazione. Quindi un impegno straordinario che ci sta consentendo oggi di dare delle risposte ancora di qualità.

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