Coronavirus, Gallera: ci stiamo per preparare a riapertura

14 apr 2020

Eccoci Elga. Ben ritrovati. Grazie assessore Gallera. E' da un po' che la rincorriamo per farle un po' di domande. Innanzitutto ho fatto un giro per Milano stamattina perché sentivamo anche a livello nazionale un po' di differenze nelle regioni, come si sono comportate anche nel decidere le riaperture. Voi tenete chiuse cartolerie e librerie, però, in accordo, diciamo, con i provvedimenti nazionali, avete riaperto i negozi per bambini e neonati. Io non ne ho trovato nessuno in giro per Milano. E' un po' un caos questo procedere in ordine sparso? “Guardi, io penso che le regioni hanno, fortunatamente per le altre, una dimensione diversa e sono state colpite in maniera anche molto diversa, fortunatamente, dal coronavirus, quindi in alcune regioni forse è anche corretto allargare un pochino. In regione Lombardia in questo caso è necessario ancora mantenere delle misure precauzionali almeno fino al 3 maggio, quindi un allargamento progressivo molto lento, quindi si è concesso ai negozi per bambini legati alle mamme che devono partorire e quant'altro lì dove ci fosse questa necessità. Le librerie per definizione sono dei luoghi di incontro dove si rischia che ci sia assembramento”. Assessore, la questione Milano, visto che anche a livello scientifico stiamo raccogliendo un po' di voci molto preoccupate, anche perché i dati poi, alla fine, non ci confortano. Poco fa avevo avuto il dato di Milano sui morti rispetto allo scorso anno: ne abbiamo 1000 in più soltanto nel mese di marzo e solo qui in città. Che cosa sta succedendo a Milano? E' sfuggito qualcosa? Probabilmente questi focolai domestici che non siete riusciti a controllare ancora... che cosa sta capitando? “La situazione in regione Lombardia è una situazione notevolmente migliorate rispetto a prima dappertutto, cioè tutti gli indicatori ci danno i pronto soccorso molto più leggeri, una riduzione dei ricoveri, le terapie intensive in tutta Italia...” Questo lo stiamo dicendo tutti i giorni. “Il tema della città di Milano è la densità di popolazione, che però se prima rischiava di avere un'esplosione di focolai, oggi evidenzia ancora una riduzione, che c'è, che è oggettiva dappertutto, che deve essere un pochino più significativa. Però anche i milanese hanno fatto un ottimo lavoro, ormai siamo in una fase positiva, dobbiamo esserne tutti coscienti, e ci stiamo per preparare a una riapertura”. “Posso dirle una cosa, Assessore? Visto che noi sentiamo un sacco di gente, ma lei farà la stessa cosa, molti ci raccontano che anche di fronte ad una sintomatologia piuttosto conclamata chiaramente non si esce, quindi probabilmente davvero bravi i milanesi che non escono, bravi i lombardi che non escono, va benissimo, ma la casa diventa praticamente un diffusore di virus e quindi magari anche poi essere raggiunti da un tampone continua a rimanere una difficoltà. Il problema rimangono i tamponi, Assessore, la gente per avere un tampone qui aspetta ancora tantissimo. “Sì ma stiamo confondendo quella che è la valutazione diagnostica con la cura. Il problema non è tanto oggi... Siccome noi abbiamo detto alla gente “stiamo in casa” e abbiamo fatto la cosa giusta, il tema è quello di essere curati al domicilio anche con una situazione che può non essere definita Covid perché non ho il tampone, ma che è simil-influenzale, ed è quello che abbiamo fatto, cioè oggi i medici di medicina generale chiamano a casa i pazienti e ne monitorano le condizioni e fortunatamente oggi abbiamo una situazione migliore negli ospedali per cui nel momento in cui c'è una difficoltà sappiamo dove ricoverare le persone. Quindi le persone che al proprio domicilio riescono a trovare, con il medico di medicina generale, una capacità di gestire quello che è un virus che ha una grossa contagiosità... cioè, se sono veri i...” “Assessore... Dica, se sono veri...” “Se siamo a dieci volte quelli che sono conclamati, siamo a 500 mila pazienti positivi, quindi il modo di gestire al domicilio quelli che ci sono... E oggi stiamo partendo con la telemedicina, abbiamo le USCA che escono per gli alberghi o le degenze di sorveglianza, cioè questo meccanismo che si sta strutturando e i contatti con...”. “E ancora pochi tamponi, Assessore, me lo faccia dire, ancora pochi tamponi. Nelle ultime 24 ore, il 50% in meno”. “Il problema dei tamponi è che ne vengono processati a volte meno perché è Pasqua anche per i laboratori, ma noi facciamo 10 mila tamponi al giorno, raddoppieremo con il sierologico. Se io potessi farei un milione di tamponi al giorno. Non dipende dalle possibilità, dipende dalla mancanza di reagenti, i reagenti non ci sono in tutto il mondo, quindi non è una cattiva volontà di Regione Lombardia, che sta adottando, proprio con la carenza di reagenti, le strategie migliori”.

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