Coronavirus, i territori ripartono dalle filiere integrate

06 nov 2020

Il mondo ai tempi del coronavirus è molto cambiato. La pandemia ha dato e sta dando una dura spallata a molti settori produttivi, con conseguenze che spingono ora più che mai ad una riorganizzazione. Ma se il Covid ha spazzato via tante certezze, rimane la voglia di riscatto. L'evento sulle filiere produttive integrate, organizzato da The European House - Ambrosetti, è stato l'occasione di confronto su come si possono rimescolare le carte per ripartire. Ci sono stati dei limiti, delle mancanze, scontiamo sacche di inefficienza della pubblica amministrazione. Ma se guardiamo alcuni numeri chiave quei numeri ci confermano l'efficacia di molte misure che sono state messe in campo. Se facciamo il confronto tra la perdita di ore lavorate e la perdita di occupazione, ci sono due milioni di posti di lavoro che sarebbero andati persi in questo Paese se non avessimo esteso a tutti con una scelta politica forte, gli ammortizzatori sociali. Molte aziende si sono rimboccate le maniche in questi mesi difficili, hanno continuato ad investire nel nostro Paese creando valore e ricchezza. È un investimento da 100 milioni di euro che porta a 400 posti di lavoro in Puglia, porta innovazione, porta tantissimi investimenti non solo in persone, ma anche in software che queste persone utilizzeranno, in conoscenze, in sviluppo di competenze sul territorio. L'emergenza sanitaria ha acceso i riflettori su carenze legate alle infrastrutture, non solo fisiche ma anche digitali. Tenere insieme innovazione produttiva e tecnologica, e innovazione sociale. Soprattutto in un'agenda urbana che noi dobbiamo mettere in campo nella prospettiva europea, colmare il divario digitale e non solo in termini di infrastrutture, ma in termini di alfabetizzazione. Non è solo un fatto di giustizia, ma serve a rendere competitivo il nostro sistema.

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