Coronavirus, il rebus delle terapie intensive

12 mar 2020

“Il contagio alla velocità che abbiamo in proiezione nelle previsioni, svuotiamo gli ospedali ma li svuotiamo dei pazienti che dovremmo curare per riempirli di pazienti di coronavirus. Oltre un certo limite, cari veneti, care venete, non c'è più il punto di non ritorno, perché oltre il punto di non ritorno significa che non ci saranno più i posti per curare i malati”. Abbiamo bisogno di spazio negli ospedali; in questo momento di emergenza è necessario contingentare gli afflussi nelle strutture sanitarie per le attività non urgenti. Il Governatore del Veneto Luca Zaia ribadisce l'importanza di seguire le regole, di stare a casa, di evitare il più possibile i contatti con altre persone e annuncia un piano Marshall per la sanità veneta. Il sistema per ora regge grazie all'enorme sforzo di tutto il personale sanitario, ma solo tra tre o quattro giorni ci sarà il picco di ricoveri nelle terapie intensive degli ospedali regionali, e solo allora si saprà quanti altri posti sarà necessario creare. “A Treviso contiamo, nel giro di un paio di giorni, di avere una cinquantina di posti letto liberi per poter ovviamente prendere in carico persone che possono essere Covid-positivi. Il rischio è che a noi arrivino 30 - 40 persone al giorno, e quindi questo andrebbe a saturare velocemente il nostro sistema. Sì, una decina di giorni, non oltre”. 40 ricoveri al giorno e in poco tempo sarebbe il collasso dunque. Nessun allarmismo, sottolinea il direttore generale dell'Ulss 2 della Marca Trevigiana, uno dei focolai veneti più importanti e impegnativi, ma i cittadini devono capire quanto in questo momento sia determinante contenere la diffusione del virus. “Se la gente riesce a evitare ammassamenti, riesce a stare a casa, lavarsi le mani, cioè seguire tutte le procedure che servono per igienizzarsi e per evitare, appunto, contagi per loro e per gli altri, la cosa potrebbe restare contenuta, com'è oggi”.

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