Coronavirus, la fase 2 a Taranto, città dell'acciaio

05 mag 2020

Non è la cosa migliore, però dobbiamo venirci perché abbiamo famiglia quindi dobbiamo venire al lavoro. Il coronavirus ha decisamente rallentato il siderurgico di Taranto, senza però mai fermarlo, come nei momenti dell'emergenza chiedevano il Sindaco e molti rappresentanti dei lavoratori. Oggi produce appena 7000 tonnellate di ghisa al giorno, alternando sui 3 turni, poco più di 3000 dei suoi 8000 dipendenti. Ma l'assetto di marcia prevede per i prossimi giorni, tutta una serie di ripartenze. L'avvio dei test sierologici dovrebbe poi contribuire a tranquillizzare i lavoratori, ma il lungo braccio di ferro con il Comune lascerà comunque il segno. Non si comportano più da interlocutori della comunità, si sentono semplici affittuari di passaggio e quindi anche nell'emergenza sanitaria non hanno dato alcun contributo, né di tipo organizzativo né di tipo solidale alla città. È un tema che speriamo sia di nuovo nell'agenda di governo per questa fase 2. La città intanto che meno delle altre, in Puglia, ha subito gli effetti del Covid vive con grande senso di responsabilità l'avvio di questa nuova fase. Poca gente per strada, in centro come nei giardini, bar aperti quasi ovunque per l'asporto, distanziamento garantito nei mercati e a bordo degli autobus di linea. Sicuramente ancora cautela perché il virus è tra noi anche se questa è una delle città meno colpite del Paese, però ci vuole fiducia. Stiamo incontrando e ascoltando tutte le categorie: commercianti, artigiani, esercenti. Sono convinto che usciremo prima e meglio di altri territori da questa situazione.

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