Coronavirus, la storia: mia madre morta al Redaelli

14 apr 2020

“Noi abbiamo visto la nonnina, come la chiamiamo noi, nonna Tina, il 22 come ultima volta fisicamente, di febbraio, dopodiché, dal 25 in avanti, dal 25 febbraio fino al 9 marzo ci sono state delle entrate, diciamo, di solo un parente, però entrate abbastanza poco controllate, fino al 9. Quando la nipote è arrivata davanti alla struttura, ha trovato i cartelli e la chiusura dei cancelli, praticamente da quel momento in avanti, c'è stato completamente il blackout. Per giorni abbiamo continuato a chiamare, ma praticamente non rispondevano, e poi il 14 marzo, che era un sabato pomeriggio, ha chiamato il dottore, dicendo che la nonnina era caduta dalla sedia a rotelle”. “Quando sono stato avvisato della caduta di mia mamma, il tempo di tornare a casa, cambiarmi, prendere la macchina, arrivare in struttura, era già in ospedale al San Carlo, sono rimasto lì un attimo ad aspettare, a sentire e a parlare un attimo con il medico per capire come si era verificato l'evento, cosa che ancora adesso non abbiamo capito e non ci è stato detto”. “Ci hanno concesso di farla vedere solo a una persona, e quella è stata praticamente, il 14 marzo, l'ultima volta che il figlio ha visto la mamma. Le settimane successive sono state molto difficili. Siamo riusciti a vederla una volta sull'iPad, però sicuramente non avevamo nessuna contezza di quello che stava succedendo all'interno. Successivamente, dopo qualche giorno che non siamo riusciti più a contattare, ci hanno detto che era entrato anche lì il Covid, quindi ci siamo preoccupati. Poi non abbiamo saputo più niente fino a quando, poi, dopo due settimane, il sabato, sempre il sabato, sempre nel pomeriggio, ci hanno detto che la nonna Tina aveva avuto la febbre, aveva la febbre. Solo a metà settimana abbiamo saputo che la sua compagna di stanza, perché c'era un'altra signora, era morta di Covid. Le informazioni comunque erano date sempre dietro nostro, diciamo, sollecito, fino praticamente al venerdì, praticamente il Venerdì santo, abbiamo ricevuto la fatidica telefonata che non ce l'aveva fatta. A parte dire sempre che la paziente era stabile, che le stavano somministrando una cura Covid, almeno di quello che era stato, diciamo, protocollato come cura Covid, per il resto praticamente nulla. La settimana con l'iPad lei era molto vispa, vivace e stava piuttosto bene, la settimana successiva era già crollata. Crollata. Era quasi un cadavere”. “Ormai attendiamo solamente l'ok delle pompe funebri. Credo entro fine mese, forse, si possa fare una tumulazione”. “Era possibile fare diversamente. Questo è proprio l'evidenza”. “Assolutamente. Hanno chiuso le gabbie quando ormai era troppo tardi”.

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