Coronavirus Lazio, racconto di Paolo Fuà positivo al virus

21 apr 2020

Ho richiamato il numero verde chiedendo, appunto, per me e la mia famiglia visto che c'eravamo trasferiti un po' tutti, il tampone, dicendo che ero stato in contatto, avevo dormito la notte prima non con mio padre che aveva questo virus. Ero convinto che ce lo facessero, ho provato a dire “Io soffro di una patologia, per cui prendere degli immunosoppressori. Sono una persona immunodepressa, fragile”, quindi avevo anche un po' di paura. Ho avuto una polmonite due anni fa, che mi ha fatto stare parecchio male, quindi l’idea di prendermene un’altra mi faceva abbastanza paura. Ma non c'è stato verso. Mi hanno detto che l’avrebbero fatto solo in casi di sintomatologia grave. Io ho cercato di fargli capire che una volta che la sintomatologia è grave, magari è più difficile curare la persona, volevo sapere se si poteva prendere qualcosa prima per monitorare, ma non c'è stato verso. Io ho continuato comunque la mia battaglia, per cercare di avere questo tampone, perché tra l'altro a casa con me c'era mia madre che ha comunque 82 anni, poi mio figlio e mia moglie. Quindi ho continuato a chiamare e a richiedere, diciamo, questo tampone. Inoltre per chi è in quarantena obbligatoria, c’è tutto un protocollo particolare. A me il tampone è stato fatto il 7, dopo innumerevoli richieste. Io avrei finito la quarantena il 9, quindi tendenzialmente io il 9, se non avessi avuto il tampone, avrei potuto cominciare ad uscire e andare a fare la spesa. Quindi 15 giorni di quarantena, in cui mettono le persone che sono sotto quarantena obbligatoria, quindi, non bastano spesso, se non viene fatto comunque un tampone.

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