Coronavirus, test sierologico a Cocquio Trevisago

17 apr 2020

Arrivano presto i cittadini, si mettono in fila e aspettano il loro turno per un prelievo di sangue. Indossano guanti e mascherine e rispettano le distanze di sicurezza. Giovani, donne, anziani, lavoratori, tutti in attesa di un test sierologico proposto dal Comune di Cocquio Trevisago. “Questa è un'indagine epidemiologica di screening, quindi abbiamo analizzato un campione, in accordo con la nostra decisione di Giunta. Il test è un prelievo ematico”. “Che tipo di affidabilità vi danno questi test?”. “Sono test certificati, ematologici, con un metodo di estrazione ELISA - in particolare è una compagnia tedesca - certificati con un'estrazione quantitativa delle immunoglobuline presenti. Questo test ci dice a che fase, se siamo venuti in contatto col virus oppure non siamo mai venuti in contatto col virus oppure se siamo venuti in contatto e siamo in una fase di contagiosità oppure se siamo venuti in contatto e abbiamo già una resistenza a lungo termine che ci permette di dire se abbiamo un'immunizzazione oppure andremo incontro ad un'immunizzazione che ci permette di poter ovviamente dire: ok, adesso siamo protetti”. Si lavora a pieno ritmo con il personale della Croce Rossa e i volontari della Protezione civile. “Sta andando bene, la situazione è tranquilla, la gente collabora”. “Salve. Le posso chiedere perché ha deciso di sottoporsi al test?” “Semplicemente per un senso di responsabilità, credo, per sapere se sono venuto in contatto con il virus, per sapere se ho sviluppato degli anticorpi”. Prima occorre compilare una scheda con i propri dati, poi c'è la prova della temperatura e infine si può accedere in una struttura sanificazione per effettuare il prelievo. “La palestra è stata trasformata in un laboratorio e quelli sono gli ambulatori dove le persone si recano per essere sottoposte al test”. Oltre 300 i campioni di sangue che vengono etichettati in un giorno. “Il nostro compito sarà quello, diciamo così, di dare dei bei numeri, questi numeri diranno in maniera quantitativa quali saranno le persone che avranno, diciamo così, acquisito una sorta di immunità”. A preoccupare gli abitanti è il focolaio infettivo emerso nella RSA Sacra Famiglia, scrive il Sindaco alla Regione Lombardia. 40 operatori e oltre 70 ospiti sono risultati infetti e ci sono stati anche alcuni decessi. Il rischio di contagio è alto - spiega il Sindaco - per la mobilità del personale addetto alla struttura, che transita anche nell'area comunale.

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