Covid, 100mila morti: testimonianza di un fornaio di Nembro

08 mar 2021

Dal 5 marzo per 37 giorni questa è diventata la mia casa, dormivo qua in questo letto, avevo la mia sveglietta qui, avevo questo sgabello qui come comodino, per fortuna c'è il bagno, la doccia, quindi all'una mi suonava la sveglia, andavo su e cominciavo ad impastare. I miei li sentivo al telefono e spesso li andavo a trovare, ma non entravo, rimanevo nel pianerottolo. L'atmosfera era molto pesante, le sirene ogni 5 minuti, quindi brividi lungo tutto il corpo. Il giorno 17 marzo abbiamo chiamato un numero verde che era indicato in tutti i manifesti e volantini, abbiano detto tutta la situazione, come stava, 81 anni, fuori regione, quindi non ha il medico, vi passiamo i sanitari. Il peggioramento è avvenuto, noi abbiamo chiamato il 17, il 29, quindi sabato notte, questo respiro diventò affannoso, la situazione era precipitata, nel momento in cui mia moglie ha messo il saturimetro nell'orecchio e chi era aldilà ha sentito respirare il paziente, il mio papà, ha detto ma è lui che respira così? E mia moglie gli dice si, è lui. Dieci minuti e arriva l'ambulanza. Dopo 3 giorni è morto. La cosa che mi rende furioso è che se si fosse intervenuti 10 giorni prima lui si sarebbe potuto salvare, perché da quando gli hanno dato gli antivirali generici i globuli bianchi erano 23000, a 24 ore, leggendo la cartella clinica, era scesa a 18000, quindi l'infezione era scesa giù, quindi non sarebbe arrivato in quelle condizioni, con l'embolia, con i polmoni distrutti. Cos'è che non ha funzionato? Io dico che sono stato ingannato, perché vedendo che stava male la prima cosa che ho fatto, se mi dicono di chiamare un numero di emergenza, chiamo il numero d'emergenza, per educazione, non lo carico in macchina e lo porta al pronto soccorso se dicono di non portarlo. Noi siamo stati abbandonati.

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