Covid, 4 siti di fake news contro vaccino Pfizer

08 mar 2021

La guerra dei blocchi in era covid si gioca sui vaccini, sulla loro efficacia, sulla reputazione delle aziende farmaceutiche che li producono, il terreno di scontro tra gli schieramenti globali è anche l'informazione, in particolare quella sui social e sui gruppi di influenza web che fanno opinione, a dare un'idea di quanto la risposta sanitaria alla pandemia stia influenzando la geopolitica mondiale è il Dipartimento di stato americano, secondo i report affidati da alcune agenzie governative che analizzano il flusso di notizie sui social relative ai vaccini ci sarebbero ben 4 centrali, potremo dire di quarto potere orwelliano che diffondono fakenews, fuori dagli Stati Uniti, Secondo gli analisti, riconducibili al blocco russo sino iraniano che nei mesi tra novembre, data ufficiale dell'approvazione del vaccino anti covid Pfizer e febbraio hanno remato contro il primo immunizzante occidentale, screditandone la validità, diffondendo fake news sulla presunta pericolosità. Il primo scopo è stato conquistare fette di mercato europeo e internazionale, accreditando i propri vaccini. Ma secondo il report del Dipartimento di stato americano la diffusione di fakenews contro Pfizer ha avuto anche una funzione di sostegno all'interno dei paesi non allineati al blocco occidentale, la Russia con l'annuncio del suo Sputnik, vaccino pronto ad agosto, la Cina con il suo Sìnovak iniettato ai militari già a fine aprile del 2020 ripropongono l'immagine di autocrazie efficienti superiori alle democrazie. Un esempio di come si muove la disinformazione sul web è la notizia vera della morte di 6 persone inserite nella fase 3 della sperimentazione del vaccino Pfizer senza dire però che appartenevano al gruppo a cui era stato somministrato il placebo, anziché l'immunizzante, un'evoluzione dunque delle fakenews dove la notizia vera è raccontata fuori contesto, dunque, utilizzata per interpretazioni di parte. L'accusa che la disinformazione sia partita dall'intelligence russa è respinta dal Cremlino, che nega tassativamente il coinvolgimento dei propri agenti nella propaganda anti Pfizer.

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