Covid Bologna, studio italiano salverebbe 50% dei casi gravi

Averlo saputo prima ci avrebbe aiutato molto. Una ricerca italiana potrebbe dimezzare i decessi tra i pazienti Covid-19 ricoverati in terapia intensiva. Lo studio, guidato e coordinato dal Policlinico Sant'Orsola di Bologna, spiega le cause dell'elevata mortalità. Due semplici esami fatti precocemente e il supporto delle cure possono contribuire a salvare molte vite. Il virus, dimostra lo studio, può danneggiare le componenti del polmone, gli alveoli che prendono l'ossigeno e cedono l'anidride carbonica e i capillari, i vasi sanguigni dove avviene lo scambio. Consentono di identificare il gruppo di pazienti a più alto rischio di morte. Un rischio di morte che è quattro volte superiore rispetto a quelli in cui il virus danneggia o la componente alveolare o la componente vascolare endoteliale. Ora i pazienti più a rischio possono essere identificati facilmente attraverso la misurazione della distensibilità del polmone e l'analisi del sangue. Identificando precocemente questi malati è possibile: primo, collocare questi malati nelle aree di cure a maggiore intensità; due, offrire a questi malati quelle tecniche di supporto alle funzioni vitali e quelle prospettive terapeutiche che, se proposte a malati con basso rischio di mortalità, possono avere non l'effetto benefico sperato, ma solo gli effetti collaterali. Condotto su 300 pazienti ricoverati in diversi ospedali italiani, lo studio è stato pubblicato su Lancet. Può essere effettuata in tutte le terapie intensive del mondo. Sono due parametri assolutamente routinari, convenzionali e di assoluta semplicità di esecuzione.

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