Covid, famiglie di disabili: siamo lasciati nell’ombra

16 apr 2020

Spiegare a una persona con ritardo mentale, con un problema comportamentale, come gestire il contenimento, il distanziamento sociale e portare una mascherina, non è sempre così facile o scontato, anzi, è esattamente il contrario. Sono una trentina i decessi per Covid-19 tra gli ospiti delle Residenze Sanitarie per Disabili. Il numero dei contagiati non esiste, non è stato fatto alcun censimento, anche per questo il Presidente dell'Associazione Nazionale Famiglie di Disabili Intellettivi parla di fronte dimentica. Bisogna intervenire immediatamente, fare una rilevazione a tappeto, fare i test a tutte le persone, agli operatori e alle persone con disabilità in modo da avere messo in atto tutte quelle iniziative che impediscano sia al virus di entrare all'interno di queste Residenze, sia alle persone con disabilità di contrarlo, ma anche agli operatori. In Italia, circa 300 mila persone vivono nella RSD, di si tratta di soggetti fragili, che hanno bisogno di attenzioni particolari, assistenti specializzati il contatto con la famiglia. È evidente che il virus viene dall'esterno, quindi viene portato dagli stessi operatori o dai familiari che eventualmente frequentano queste strutture. Una situazione rimasta nell'ombra, anche se le RSD di possono essere assimilate alle RSA, le case per anziani. Nel centro di inchieste giudiziarie è tra i principali focolai di Covid-19 in questo momento, eppure si sarebbe potuto evitare tutto questo. Non considerare queste strutture alla stregua di piccoli ospedali, perché non lo sono, perché già in condizioni normali sono piene, molto spesso non c'è spazio, quindi, a maggior ragione, in condizioni come quelle che stiamo vivendo, avevano bisogno di avere livelli adeguati di preparazione, sistemi di protezione per quanto riguarda gli operatori e le persone che ci soggiornavano all'interno e la possibilità di ridurre la presenza fisica all'interno di queste strutture, magari assistendo queste persone a casa. L'errore, insomma, è stato alla base. Parliamo di strutture che spesso non hanno personale adeguato, anche da punto di vista numerico, e non sono – ripeto – piccoli ospedali, ma hanno una bassa intensità nella media di personale a disposizione, sia medico che infermieristico, perché normalmente non ne hanno bisogno, e a maggior ragione, in questo caso, spesso non hanno spazio.

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