Covid, FIMP: su tamponi non potevamo tirarci indietro

29 ott 2020

Non potevamo tirarci indietro. Sappiamo quali sono le difficoltà. Quali sono le difficoltà delle famiglie, a fare i tamponi ai bambini anche piccoli, per cui abbiamo dato la nostra disponibilità. Siamo a Roma, nel quartiere San Giovanni. La dottoressa Rongai è tra i pediatri che hanno aderito alla richiesta di effettuare tamponi presso il proprio studio. Siamo tutto il giorno in ambulatorio facciamo il contact tracing, facciamo la sorveglianza, facciamo riammissioni a scuola, facciamo una miriade di certificati, perché purtroppo la scuola, giustamente, non sono sanitarie e quindi non sanno quando il bambino è sano e quindi vuole un certificato da parte del medico. Questa burocrazia a noi ci tormenta. Nei condomini, racconta, c'è già chi protesta. La paura del contagio sta salendo, una paura che accomuna anche tanti medici che si sono rifiutati di aderire all'iniziativa anche perché ancora mancano i dispositivi di sicurezza. I tamponi saranno dotati di Dpi, se non ci sono di dpi non si faranno i tamponi. Se voi vi doveste ammalare, chi vi sostituirà? Questo è un grosso problema, anche se siamo in associazione ma il collega non ci può sostituire paerché già deve seguire i propri pazienti, quindi chi ci sostituirà non lo sappiamo. Perché le aziende sanitarie non hanno nemmeno il personale per mandarci allo studio. Con il 12% dei giovani pazienti positivi da un virus altamente contagioso nove volte di più di quello influenzale, la missione è iniziare al più presto a tracciare con l'obiettivo di effettuare 5000 tamponi al giorno. I tamponi ci riescono a far fare un bel tracciamento di quello che è la popolazione infantile che, ripeto, deve andare a scuola per noi pediatri e deve andare a scuola in sicurezza, quindi noi stiamo facendo tutti questi sacrifici per i bambini e per le loro famiglie. Voi chiedete che le scuole non chiudano? assolutamente no.

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