Covid, la storia di Marco sopraffatto dalla fame di aria

10 mar 2021

Molto giovane. Purtroppo era già molto grave. Marco aveva una polmonite Covid, quando è giunto in terapia intensiva era già in ossigenoterapia e noi abbiamo iniziato la cosiddetta ventilazione non invasiva con il casco. In anamnesi aveva una diagnosi di linfoma recente. Lui ha combattuto con tutte le sue forze. Sapeva che doveva aggirarsi di lato, perché è una manovra come diciamo noi di reclutamento, per aumentare l'espansione dei polmoni e quindi lui si girava a destra a sinistra. Sapeva che doveva mangiare alimentarsi, doveva nutrirsi per avere energie e lo ha fatto. Lo ha fatto fino all'ultimo, quando poi purtroppo siamo dovuti arrivare a decidere per l'intubazione, ma non tanto per la gravità della situazione del già persisteva da giorni tanto perché era completamente sfinito. Convivevano, avevano il progetto del matrimonio. Però proprio perché avevano capito l'estrema gravità della situazione, hanno deciso di sposarsi qui in modo tale da garantire la sicurezza anche di tipo economico a questi figli che immaginava il povero Marco di doverli lasciare, o comunque temeva. Ha combattuto fino all'ultimo però la sua scelta è stata per loro. Con gli infermieri siamo entrati, abbiamo comunicato che comunque il momento era quello decisivo, quello dell'intubazione, non potevamo andare oltre. Una persona affaticata che respira con tutti i muscoli del suo corpo, ma non ce la faceva più, anche perché i muscoli erano consumati. Quando abbiamo cominciato la videochiamata mi sono trovata la moglie seduta con intorno i bimbi, il piccolino è spuntato dal gruppo e il papà gli ha fatto un segno toccandosi il cuore, toccando lo schermo e io ho dato il tablet a uno degli infermieri perché per me è stata una cosa atroce. Io associo la figura di Marco alla figura della sofferenza umana. Era il periodo di Pasqua e vederlo nel letto così sofferente per me era come Gesù sulla Croce.

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