Covid, medici di base senza protocolli e diagnostica

26 ott 2020

Sono il primo fronte, quello necessario per evitare che l'onda di contagi travolga ospedali e pronto soccorso. Sono considerati la prima scialuppa di salvataggio sul territorio. Eppure, sei mesi dopo la grande e improvvisa emergenza pandemica, per i medici di famiglia sembra essere cambiato poco. “Noi sul territorio di fatto non abbiamo visto nulla. Non abbiamo dei punti di accesso rapido per diagnosi. Noi non abbiamo nessuna linea guida né di trattamento, né di come comportarci nella fase di attesa. Facciamo affidamento al nostro buonsenso e ci aiutiamo con la nostra famosa chat 'Medici in prima linea' che ormai ha raggiunto più di 170 medici”. L'assenza di linee guida ufficiali per i pazienti curati a casa è uno dei principali problemi per i medici sul territorio. Poi c'è la questione diagnostica. “Se tu non hai una diagnosi puntuale, non solo clinica, ma anche strumentale, il rischio è che si vada a sbattere con numeri che aumentano a tal punto per cui poi diventa impossibile gestirli tutti insieme. Avevamo anche proposto a Regione Lombardia, insieme a colleghi ospedalieri, un progetto che creava dei cosiddetti Hotspot o dei Fast Track Diagnosis Points, cioè dei punti in cui il paziente accede inviato dal medico di medicina generale, non autonomamente, per eseguire in maniera molto rapida il tampone per il Covid, il tampone per l'influenza - perché adesso abbiamo anche l'influenza che arriverà - un'ecografia del torace e degli esami del sangue molto semplici. Non so dove si sia arenato il progetto” Sei mesi dopo si torna a ragionare sull'onda dell'emergenza e tra le ipotesi si valuta anche di affidare ai medici di base l'esecuzione del test rapidi, strada che però appare tutta in salita. “Molti medici lavorano in ambulatori piccoli, all'interno di contesti abitativi condominiali, quindi in una struttura privata, con spazi assolutamente non adeguati ad avere un passaggio diviso tra entrata e uscita. C'è il problema dei rifiuti speciali perché tracciare questi pazienti vuol dire avere poi dei rifiuti pericolosi da smaltire. Stiamo parlando di una strategia che va studiata molto bene.”.

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