Covid, nascono le Uscar: unità di continuità assistenziali

17 apr 2020

La Fase 2 dell'emergenza Covid-19 sarà caratterizzata dalla creazione di nuove strutture chiamate USCAR - Unità Speciale di Continuità Assistenziale Regionale. Nel Lazio il bando per la partecipazione alla selezione di medici, pediatri, specialisti, infermieri si è appena chiuso. “Noi abbiamo avuto 800 adesioni volontarie, in gran parte dei medici, ma anche infermieri, e questo ci conforta perché si tratterà poi di avere dei gruppi misti composti da medici e infermieri che si recano presso il domicilio di coloro che sono in isolamento o che comunque hanno necessità di esecuzione dei tamponi, e pensavamo sulla città di Roma anche di avere dei luoghi già individuati dove poter eseguire i test molecolari”. “Le unità di continuità territoriale saranno punto di riferimento per le persone in isolamento domiciliare. “Noi ne abbiamo circa 2.600, sono numeri che cresceranno, per cui il ruolo di questa unità mobile è assolutamente importante”. Sarà una struttura molto utile - commenta il Presidente del Tribunale per i diritti del malato. “C'è bisogno di rafforzare il sistema di cure territoriali. Il medico di famiglia deve essere il punto di riferimento e allo stesso modo le unità che si stanno organizzando, queste USCAR, che dovrebbero essere il punto di riferimento del coordinamento a livello territoriale”. In estrema sintesi, le nuove unità speciali saranno un'interfaccia tra ospedali e medici di base. “Negli ultimi 30 anni fondamentalmente si è investito quasi niente sul territorio e sostanzialmente a zero sull'assistenza domiciliare. Quello che dovremo imparare è che un sistema sanitario che è scollegato tra ospedale e territorio semplicemente non funziona, non garantisce l'esigibilità dei diritti”. “Si entra nella Fase 2 che sarà caratterizzata da un rafforzamento della rete territoriale e da un'acquisizione di 580 infermieri in più oltre alle USCAR e anche da una grande indagine epidemiologia che deve essere svolta su 300 mila unità a partire da tutto il personale sanitario”. Per il Presidente del Tribunale per i diritti del malato il sistema funzionerà solamente se la burocrazia sarà azzerata. “Diciamo che questa vicenda ci ha dimostrato che le cose si possono fare, che non dobbiamo aspettare decenni, che c'è una burocrazia che si può risolvere anche in poche ore se c'è un obiettivo chiaro”. “Una grande digitalizzazione, una grande modalità di teleconsulto, di telesorveglianza a distanza e soprattutto ripensare completamente l'assistenza agli anziani”.

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