Covid, scontro avvocati governo su riapertura tribunali

23 giu 2020

Un parere favorevole del Governo, è stato riformulato un emendamento che invece dice proprio che la giustizia riparte. Riparte il primo luglio e che quindi, appunto, anche questo settore importante dello Stato supera l'emergenza Covid. La giustizia riparte nelle intenzioni del governo. Dal primo luglio gran parte delle udienze saranno dunque in aula. La realtà, secondo gli avvocati scesi in piazza davanti alla sede della Cassazione sarebbe però è diversa, visto che intanto, spiegano, sono state rimandate la maggioranza delle udienze previste a luglio. I diritti e le libertà dei cittadini non vanno in quarantena e quindi devono essere tutelati, soprattutto nei momenti difficili come questo. Non si può sospendere la giustizia. Ma non solo. La norma che prevede l'accordo delle parti sulle udienze telematiche potrebbe, spiega lo stesso Galletti, comportare troppa discrezionalità per i giudici che in caso di assenza proprio di quest'accordo, potrebbero continuare a rimandare fino pandemie conclusa. Mancano 17 giorni dal processo di Rigopiano e apprendiamo dalla stampa che il processo per motivi di sicurezza non verrà celebrato. Questi sono i fatti. E poi c'è la questione di fondo del personale mancante ancora in lavoro agile e delle infrastrutture telematiche da aggiornare. Il rischio, in autunno, c'è di una ripresa del contagio. Ce lo hanno detto tutti, quindi, se non viene utilizzato questo periodo, oggi, in questi giorni, quando il caldo, le condizioni climatiche danno tregua per l'emergenza sanitaria per mettere in sicurezza la giustizia, è chiaro che la giustizia è persa. Il governo prevede assunzione a fondi, ma la situazione resta complessa. Nel Decreto Rilancio verranno previste semplificazioni per le assunzioni, verranno appunto reintrodotte alcune modalità telematiche, sia civili che penali, quindi vogliamo ripartire, vogliamo far ripartire la giustizia ancora in modo più forte. Esiste la possibilità perché è prevista dalla legge di accedere ai registri di cancelleria, quindi chi sta a casa non lavora. Se si continua col sistema delle presenze contingentate negli uffici di fatto la giustizia non potrà ripartire.

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