Covid, si cerca intesa europea su chiusura impianti sci

24 nov 2020

Difficilmente sarà un Natale sugli sci. Il timore del Governo è quello di incentivare uno spostamento tra regioni e tra gli stati europei che possa creare assembramenti agli impianti di risalita, com'è successo poco più di un mese fa, a Cervinia con lunghe code su seggiovie e skilift e assembramenti in biglietteria. Per questo il Governo sta trattando per trovare un'intesa europea che consenta uno stop della ripresa delle attività decisione fortemente contestata dalle regioni interessate e dalle categorie che temono un tracollo economico Da giorni Palazzo Chigi dialoga con i leader europei a partire da Francia e Germania perché definiscano linee guida di coordinamento. L'obiettivo è vietare le vacanze sulla neve a livello europeo, anche per evitare che si crei concorrenza tra le zone alpine o discriminazioni. In Francia Emmanuel Macron si è preso 10 giorni di tempo per decidere. In Germania la riapertura delle piste, prevista per il 13 novembre, è stata rinviata a dicembre. Dunque si cerca un accordo a livello europeo, ma preoccupa la possibile scappatoia in paesi limitrofi all'Italia come la Svizzera, dove si può già sciare, sono 10 le località che hanno aperto gli impianti. Ma in Svizzera per ora non è consentito l'accesso ai vicini lombardi e dalle altre regioni a zona rossa. Altro Paese a rischio è l'Austria che attualmente si trova in lockdown totale. Il Governo di Vienna ha annunciato uno screening di massa come quello dello scorso fine settimana in alto Adige. Dal 5 dicembre saranno effettuati test a tappeto. L'obiettivo è quello di riprendere il controllo del virus riaprendo, nell'ordine, le scuole e gli impianti sciistici. Ma se anche Austria e Svizzera restassero chiuse, sarà difficile evitare che gli appassionati di sci si riversino in Slovenia, in località come Kranjska Gora dove l'attività potrebbe ricominciare già dai primi di dicembre. Le regioni alpine chiedono al Governo di poter riaprire in sicurezza gli impianti di sci nelle zone gialle e arancioni. Tra le proposte la limitazione della vendita di ski pass giornalieri, la riduzione della capienza di cabinovie e funivie al 50% con obbligo di mascherine, distanziamento interpersonale di un metro in tutte le fasi precedenti il trasporto.

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