Cucchi ter, Arma e governo parti lese contro i Carabinieri

18 giu 2019

L'accusa nella sua requisitoria parla di depistaggio a 360 gradi, presunti falsi, insabbiamenti che risalgono al 30 Ottobre di dieci anni fa, subito dopo la morte di Stefano Cucchi che è avvenuta a sei giorni dal suo arresto per droga. Per il PM Giovanni Musarò il colonnello Alessandro Casarsa, uno degli otto militari indagati, impose la sua verità, che cioè Cucchi fosse morto per le sue condizioni di salute, non si parlò di pestaggio. Tutto questo per sviare le indagini. Ed è da lì che ha avuto inizio la lunga storia giudiziaria che ha visto nel primo processo, come indagati prima e imputati poi, ingiustamente i tre agenti della Penitenziaria che anche in questo nuovo procedimento sono parte lesa. Insieme alla famiglia Cucchi è per la prima volta l'Arma dei Carabinieri alla Presidenza del Consiglio. Il GUP Antonella Minunni ha dato l'ok anche alla costituzione di parte civile per Riccardo Casamassima, il Carabiniere grazie alle cui dichiarazioni è stato possibile riaprire le indagini. Oltre a Casarsa, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio anche per il colonnello Lorenzo Sabatino, ex capo del Nucleo Operativo di Roma, Francesco Cavallo, all'epoca dei fatti Tenente Colonnello, capo ufficio del Comando del Gruppo di Roma, Luciano Soligo, già Comandante della Compagnia Montesacro, Massimiliano Colombo Labriola, ex Comandante della Stazione di Tor Sapienza, Francesco Di Sano, all'epoca in servizio a Tor Sapienza, Tiziano Testarmata, già Comandante della Quarta Sezione del Nucleo Investigativo e il carabiniere Luca De Cianni. Il 16 Luglio dovrebbe concludersi l'udienza preliminare.

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