D-day del turismo, il settore in piazza per chiedere i ristori

12 gen 2021

Io non esisto, noi siamo invisibili, 3000 agenzie siamo invisibili. Caro Stato, ricordati che esistiamo, non soltanto quando ci sono le tasse. Ricordati che ci siamo! È la rabbia, la disperazione di chi da mesi non ha di che andare avanti, di chi aspetta un ristoro che gli spetta e tarda ad arrivare o arriva a singhiozzo. Pur essendo in regola con DURC, INPS, INAIL, tasse pagate, non abbiamo ricevuto nulla. - Abbiamo pagato le tasse, abbiamo pagato il fondo garanzia, abbiamo pagato le assicurazioni, abbiamo pagato l'INPS, ma non si può più andare avanti così. - Io devo essere sincera ho avuto le due tranche di cui si parla in questa piazza, ma mi sento in colpa nei confronti di chi non li ha avuti. - Il giorno della dignità dei lavoratori del turismo ha portato a Roma, in Piazza del Popolo, solamente una parte delle 80000 persone che lavorano in questo settore che con 20 miliardi di fatturato l'anno vale il 12% del prodotto interno lordo italiano. Noi puntiamo sul fatto che prima o poi, da aprile in poi, da maggio in poi, riprenda questo settore dal punto di vista di vacanze estive. Qualcosina sì, però, continuando su questa linea abbiamo bisogno, molto, molto ancora di sostegno, questa una cosa che il Governo non ha capito e andiamo a dirglielo. Ssono arrivati da tutta Italia, dalla Sicilia al Piemonte alla Lombardia. Non abbiamo altre alternative in Sicilia, solo di turismo si vive. Che cosa dobbiamo fare? A chi ci dobbiamo rivolgere per avere questi ristori e andare avanti. - Chiediamo soltanto qualche aiuto per poter procedere e se ci danno possibilità di vendere qualche destinazione covid free. Fermi da un anno con prospettive quantomai incerte e proprio l'incertezza è la loro peggiore nemica, non chiedono altro che ciò che è stato loro promesso. Siamo in agenzia sperando che il telefono squilla, ma il telefono non squilla più. - Evidentemente per perdere la dignità e stare in piazza a chiedere l'elemosina, gorse oggi siamo arrivati allo stremo, non vogliamo avere un qualcosa di cui non abbiamo diritto.

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