Dalla pirateria dei libri 528 mln di danno a editoria

22 gen 2020

Quando si parla di pirateria il pensiero va subito a quella audiovisiva. Il fenomeno però riguarda anche un altro settore, quello dei libri e dei giornali, e dalla prima ricerca commissionata all'Ipsos dall'Aie, l'associazione degli editori, emergono dati sorprendenti. “Delineano un quadro drammatico che chiede una risposta molto forte dalle Istituzioni, perché la pirateria che, ripeto, ha dimensioni estremamente rilevanti ruba ricchezza, ruba i posti di lavoro e ruba futuro ai giovani”. Una volta c'erano solo le fotocopie illegali, oggi c'è la rete, da cui si scarica tutto, anche i libri e i giornali. “Telegram per noi è un danno di 400 mila euro al giorno, quindi significa un danno per gli editori, per la Federazione di 140 milioni, perché hanno imparato a leggere gratis i quotidiani. I lettori sono ancora di più, però i ricavi sono sempre di meno”. I dati sono chiari, un terzo degli italiani ha, almeno una volta nell'ultimo anno, commesso un atto di pirateria, consapevole che è un reato e il picco è tra studenti e professionisti. In tema di stampa c'è un calo di copie vendute, a cui però non risponde lo stesso calo di lettori, perché spesso il giornale viene letto gratis. Tutto questo si traduce in un danno da 528 milioni di euro alla filiera dell'editoria, in mancate entrate per il fisco da 216 milioni e un rischio di perdita di quasi 9 mila posti di lavoro. Serve una battaglia culturale innanzitutto, ma anche altri interventi già allo studio. “C'è un grande lavoro da fare di contrasto, c'è un lavoro culturale, bisogna far capire che scaricando illegalmente questi dati si ledono i diritti e si scarica la democrazia. Una nuova legge è in costruzione, quella chiamata Editoria 5.0, che servirà appunto per rilanciare questo settore.

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