Dalle dogane lombarde passa 40% import mascherine

16 apr 2020

Tutto quello che arriva in questo Aeroporto viene concentrato in questi spazi e dopo il controllo di conformità viene poi suddiviso per lotti che proseguono o via gomma, quindi per le destinazioni Centro-Nord Italia, o, sempre lato pista, con aeromobili militari C-130 dell'Aeronautica Militare per le destinazioni tipo Cagliari, piuttosto che Palermo, Lamezia Terme. Nell'hangar 7.500 metri quadrati della Cargo City scalo marci lombardo di Malpensa, milioni di colli di materiale sanitario sono pronti. Arrivano voli commerciali e voli di Stato, tra virgolette, cioè i charter, organizzati all'Ambasciata Italiana in Cina. Uomini e donne delle dogane della Protezione Civile e della Croce Rossa della Guardia di Finanza dell'Aeronautica Militare lavorano turni h24 a ranghi ridotti per controllare e ridistribuire i materiali sanitari in transito nello scalo. Quotidianamente i cargo coreani, italiani e cinesi sbarcano sulle piste lombarde, è il 70% delle merci in arrivo via aerea in Italia. Questo identifica dove andrà a finire questo collo qui. Umbria. Vuol dire che questo fa parte di un lotto che sarà spedito alla Regione Umbria. Milioni di mascherine e centinaia di ventilatori entrano in un sistema logistico e di controllo mastodontico che combatte contro il tempo in cui più necessità primarie s'intrecciano. La lotta per salvare vite velocizzando, il più possibile, l'arrivo di materiale anti-covid 19 è quella contro le truffe, lo sciacallaggio e gli affarismi spregiudicati sulle merci. I controlli doganali sono normalmente velocissimi, però, devono essere accurati, qualora, nell'ambito di una valutazione di tipo antifrode, emergano delle particolari situazioni d'attenzionare, viene fermata. Un lavoro di incrocio, dati e documenti, oltre alla verifica diretta dei carichi sbarcati dai cargo, materiali che entrano in Italia esenti da IVA e dazi doganali. Un flusso imponente di merci catalogate che passa per la via dello sdoganamento diretto e dello sdoganamento veloce con costi e tempi ridotti dettati dallo stato d'emergenza e dalle norme varate dalla Presidenza del Consiglio, ma su cui l'allerta antifrode è altissima per evitare possibili illeciti. Ma quando si attiva la procedura antifrode? Se sono enti istituzionali normalmente questo non avviene, anzi, direi che non avviene mai. Questo tipo di controllo di cui sto parlando è principalmente dedicato ai soggetti privati che poi magari non rientrano neanche nella lista dei codici ATECO che individua i soggetti, appunto, che svolgono servizi di pubblica utilità. Chi importa dunque dev'essere soggetto riconosciuto, istituzionale e autorizzato e nel caso si affidi ad un mediatore deve essere certificato. Chiave d'accesso all'esenzione Iva e dei dazi è il codice ATECO, quel codice che classifica le aziende in base all'attività economica, se non per carenze documentali il blocco scatta sempre in funzione antifrode su carichi non istituzionali. Un caso su tutti il ventenne che ha ordinato 500.000 mascherine esenti da Iva e dazi acquistate a 50 centesimi, che una volta atterrate sarebbero state vendute a prezzi più che quintuplicati. Compito del doganiere in era Covid è la segnalazione di carichi che potrebbero essere soggetti a requisizioni. Beni fondamentali che scarseggiano nel nostro Paese, che su mandato del commissario Domenico Arcuri, vengono intercettati, dirottati per essere acquistati dalla Protezione Civile, come la partita di respiratori in procinto di raggiungere la Grecia deviata negli ospedali delle Marche. La requisizione è cosa diversa dal sequestro, qui non stiamo parlando di una situazione di illecito per la quale scatta il sequestro, questa è un'importazione assolutamente lecita, che sarebbe normale ma noi siamo in una situazione eccezionale.

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