Donne e bimbi tra le 150 vittime naufragio Libia

26 lug 2019

Tra i settanta corpi avvistati in mare molti sono di donne e bambini. Intere famiglie di profughi subsahariani che stavano tentando la fuga dalla Libia, dove è in corso una guerra, dove i migranti con la pelle più scura sono trattati come schiavi, detenuti in celle dove vengono torturati, ricattati, dove chi non paga le somme di denaro richieste continuamente dai trafficanti viene lasciato morire di fame, sete e stenti. In 150 sono morti nel Mediterraneo dove non ci sono missioni coordinate di soccorso, dove nessuno è intervenuto in aiuto di quei due barconi stracolmi e instabili. Sono vivi, ma di nuovo prigionieri, invece, i 137 sopravvissuti, salvati dai pescatori, restituiti alla guardia costiera libica e riportati in quell'inferno dei lager da cui avevano disperatamente tentato di fuggire e da cui, ancora una volta, cercheranno di allontanarsi, ricominciando una trafila che non fa che alimentare il traffico di esseri umani, nell'indifferenza, denunciano le associazioni umanitarie, dell'Europa e mentre l'Italia criminalizza chi salva le vite. “Quello avvenuto al largo delle coste libiche potrebbe essere il naufragio più tragico del 2019. E' un anno in cui il tasso di mortalità fra coloro che hanno intrapreso la traversata del Mediterraneo è aumentato in modo estremamente preoccupante. Siamo passati da una persona che moriva nel 2018 ogni 17 che riuscivano ad arrivare vive in Italia a una persona che muore ogni 6. Non esiste più un sistema strutturato di ricerca, di salvataggio e poi di sbarco. Noi riteniamo, dunque, che sia importante e fondamentale, come del resto è stato positivamente riconosciuto a Parigi dagli Stati europei che hanno partecipato alla recente conferenza, che venga ristabilita un'operazione di ricerca e salvataggio europea e che, d'altra parte, finiscano le azioni di criminalizzazione e penalizzazione delle organizzazioni non governative che hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo vitale in assenza di altri sistemi di salvataggio”.

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