Dopo il lockdown, dipendenze da gioco d’azzardo aumentate

19 mar 2021

La chiamiamo Giovanna ed è un nome di fantasia, ha 50 anni circa, un lavoro fisso ed una figlia. Ho iniziato circa due anni fa alle slot in una tabaccheria che avevo vicino casa. Spendevo da 100 a 200 euro al giorno e ho iniziato ad andare in questo posto per incontrare una persona a cui ero legata. Il lockdown di marzo scorso, spegne questa dipendenza. Appena è finito il lockdown, sono tornata a giocare però c'era qualcosa in me che mi voleva fare smettere. Un giorno per caso su facebook ho trovato Spazio Giò li ho contattati e ho iniziato il percorso con loro. Giovanna non gioca più e ha interrotto la sua relazione. Ma quanti come lei non riconoscono di avere un problema di dipendenza? Si può considerare l'aspetto del controllo, cioè quando si perde il controllo su un comportamento, sull'uso di una sostanza, ci si accorge di usarne di più o di impiegare più tempo di quello che si vorrebbe nel comportamento nelle assunzioni. Le persone spesso pensano ancora che il gioco d'azzardo sia un vizio, un capriccio, una cattiva abitudine. Invece abbiamo voluto veicolare l'idea che il disturbo da gioco d'azzardo è una malattia, è un problema di salute e come tale, si cura.

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