Covid, in Valle d'Aosta posti letto quasi saturi

11 nov 2020

Piazza Chanoux, il cuore di Aosta, è deserta. I negozi sono chiusi, pochi bar aperti e solo per l'asporto. La Valle è zona rossa dal 6 novembre, perché qui il covid ha colpito duro, 125.000 abitanti. La regione è una zona di passaggio, stretta tra Francia e Svizzera, due paesi in cui il contagio è dilagato. Questo è l'ospedale Parini, l'unico di tutta la Valle d'Aosta. I malati continuano ad arrivare. È qui che si fa sentire tutta la pressione del virus. A marzo c'erano 10 posti di terapia intensiva, sono stati raddoppiati, ma sono già quasi tutti pieni. Nelle prossime ore ne saranno allestiti altri 10 per dare un po' di respiro ad una regione messa alle corde dal covid. Quello che bisogna fare è agire sulla consapevolezza della popolazione. Siamo un po' stufi, i miei colleghi sono stufi di essere chiamati eroi, chiedono solo rispetto. Se ci sono delle regole da seguire è giusto che tutti le seguono, che tutti facciano la loro parte. Lei vive qui, vede molte persone che non rispettano le regole? Qualcuno sì. Dal Parini ci spostiamo al dirive in di Aosta in periferia. Due postazioni attive 9 ore al giorno. Qui si seguono sia i tamponi molecolari che quelli rapidi. sìSe fanno circa 500 al giorno, grazie anche all'aiuto dell'esercito. In Valle d'Aosta il rapporto tra numero dei tamponi fatti e i positivi è molto alto e questo è un indicatore che ha contribuito a rendere rossa la regione sin da subito. Indirizziamo il tampone sulle persone che effettivamente hanno bisogno: contatti stretti, sintomatici. Senza contare poi tutti i tamponi che si fanno per ragioni sanitarie, appunto ai pazienti ricoverati. Ecco, questo, però, alza la percentuale di fatto penalizza la regione. Se guardiamo le cose, ogni medaglia ha il suo rovescio, questo sicuramente può essere uno dei motivi per cui l'RT nella nostra regione è molto alto.

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