Emergenza migranti, fermato nigeriano torturatore del ghetto

18 nov 2017

Era un migrante come tanti, si sarebbe offerto di entrare a far parte del gruppo criminale che torturava chi fuggiva da guerra e distruzione, proprio come lui, per poter arrivare in Italia gratis. Gift Deji, detto Sofi, ventun anni, nigeriano, è stato fermato dalla polizia di Agrigento e portato nel carcere di Catanzaro. È sospettato di essere uno dei membri dell’associazione internazionale dedita alla tratta di persone che opera in Libia. Sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina le accuse. Sarebbe uno dei responsabili delle torture avvenute nel ghetto di Alì libico, dove i migranti, in attesa di potersi imbarcare per l’Italia, sono stati privati della loro libertà, torturati e derubati. Deji era uno dei torturatori, indicano i testimoni, che ricordano di averlo visto più volte utilizzare sui prigionieri due cavi elettrici collegati alla corrente come strumento di tortura. Un’inchiesta che muove da lontano, dall’arresto di Eric Ackom, ghanese, nelle mani delle autorità dallo scorso marzo. Indagini che hanno permesso di arrivare al fermo anche di John Ogais, detto Rambo, nigeriano di venticinque anni, individuato e catturato lo scorso giugno. Un arresto che arriva a pochi giorni dopo la denuncia della CNN della vendita di esseri umani a Tripoli, immagini che hanno portato, ancora una volta, gli occhi del mondo sulla condizione dei migranti in Libia e le critiche dell’ONU all’Europa e all’Italia a un patto definito disumano, accuse a cui l’Unione europea ha risposto assicurando di essere al lavoro per chiudere i centri di detenzione nel paese.

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