Emergenza virus, prime 50 denunce da parenti vittime

10 giu 2020

La mamma è morta il 25 la sera alle 23. L'ospedale ci ha comunicato il suo decesso lunedì mattina alle 9 e mezza perché abbiamo chiamato noi, del giorno successivo. Il papà l'ultima telefonata dell'ospedale era stata il venerdì 20, ci dicevano che era leggermente peggiorato e lo portavano in reparto. Dopo due giorni in pronto soccorso. La chiamata successiva è stata il vostro padre deceduto stamattina di sabato 21. L'unica telefonata che ho ricevuto dall'Ats è stata il 26 Aprile che ci facevano le condoglianze per la morte della mamma, dicendoci abbiate speranza che il papà ce la farà. Un mese dopo? Un mese dopo che erano morti tutti e due. Ha chiamato il 118. Il nostro medico di base non ha neanche aspettato l'ambulanza, è scappata. L'ambulanza è arrivata e l'ha portato via. Mio padre è sceso da solo di casa con le sue gambe, è salito da solo sull'ambulanza e noi non l'abbiamo più visto. Telefonava disperato in lacrime, ti prego Alessandra, aiutami, portami via di qua, ti prego, non lasciarmi morire qui. Quindi il 17 Marzo alle ore 22 circa è stato trasferito al pronto soccorso dell'ospedale di Gavardo in codice rosso. Sono stata informata di questo. Alle 00:29 è deceduto per arresto cardiorespiratorio. E mio padre è questo dieci giorni dopo il ricovero in struttura. Questa ce l'hanno consegnata dalla struttura. Ripetono le date che hanno segnato i destini delle loro famiglie. Nelle mani le foto e referti medici. Sono i parenti delle vittime del Covid che dalle diverse province della regione hanno raggiunto la procura di Bergamo per depositare 50 delle 200 denunce raccolte finora dal comitato Noi denunceremo, gruppo nato spontaneamente da una pagina Facebook. Non siamo giustizialisti, ma chiediamo che vengano accertate le responsabilità, spiega il presidente Luca Fusco. Il fatto che qualcuno vada in galera non ci restituisce i nostri cari. Però il fatto che questo qualcuno non occupi più quel posto, probabilmente eviterà in futuro che queste cose si possano ripetere. Un atto dovuto. "Nessuno chiede un risarcimento, ma giustizia", aggiunge l'avvocato Locati. Anche lei ha perso il padre. Le persone sono state mosse solo dal desiderio di avere giustizia per dare una spiegazione a tutte queste morti che fino ad adesso sono rimaste comunque senza alcun tipo di motivazione, di spiegazione. Denunce e ricostruzioni che il comitato spera possano essere utilizzate dagli inquirenti che lavorano all'inchiesta sulla gestione dell'emergenza in Lombardia. Dalla riapertura del pronto soccorso di Alzano Lombardo alla mancata istituzione della zona rossa. Nei prossimi giorni saranno depositate le altre denunce.

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