Emergenza virus, protesta ristoratori a Milano

28 ott 2020

“Siamo in totale difficoltà. Per noi è veramente difficile”. Conosciamo Marco alla manifestazione dei ristoratori organizzata di fronte al Duomo a Milano. Una protesta che ha portato in piazza centinaia di esercenti, dal sapore anche simbolico, con decine di tovaglie stese a terra a ricordare le tavole vuote di bar e ristoranti cui è stata imposta la chiusura alle 18:00. (Applausi) L'attività di Marco si trova in un quartiere a est della città, aperta nel novembre del 2019, a pochi mesi dalla prima ondata di contagi. Ci diamo appuntamento lì poco dopo la fine della manifestazione. “Gli incassi sono andati bene fin da subito. Dopodiché, appena si è iniziato a parlare di Covid, appena si è iniziato a parlare di lockdown, è stato tutto in salita”. Una salita iniziata ma mai conclusa, soprattutto per una start-up, un ristorante appena avviato, senza un fatturato consolidato. “Non avendo ancora fatto un anno di età, non possiamo presentare nessun bilancio per eventuali aiuti o fondi. Non rientriamo assolutamente in niente, nemmeno nell'ultimo decreto previsto dal Governo”. Un riferimento al Decreto Ristori, che prevede lo stanziamento di oltre 6 miliardi di euro per sostenere anche il settore della ristorazione, tra i più colpiti, ma che non permette alle persone nella situazione di questo ragazzo di 34 anni di vedere neppure uno spiraglio di luce. “Questa mattina abbiamo fatto un incasso più basso, mai registrato nella nostra carriera dal momento che non è il primo ristorante che gestiamo e che abbiamo. Abbiamo fatto 3 euro stamattina”. Una cifra irrisoria per un'attività che ogni mese ha costi per circa 8 mila euro. “Il morale è a terra e non è mai stato a terra. Noi siamo ristoratori da sempre, abbiamo lavorato in tante parti d'Italia, abbiamo lavorato all'estero. Abbiamo deciso di investire a Milano per i bambini. Non ci è mai capitata una situazione in cui lo Stato non c'è”.

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