Ex Ilva, Conte: proprietà non ha diritto a recesso

05 nov 2019

Il clamoroso disimpegno annunciato da Arcelor Mittal dallo stabilimento di Taranto prende in contropiede l'esecutivo, che prova a reagire in fretta per disinnescare un dossier esplosivo. “C'è la ferma determinazione da parte del Governo intero, ovviamente, di preservare gli investimenti produttivi nell'ex Ilva, di assicurare anche il mantenimento dei livelli occupazionali, ma nello stesso tempo, ovviamente, di proseguire nell'opera di investimenti per quanto riguarda le bonifiche ambientali. Quindi questa comunicazione che perviene dalla proprietà è una comunicazione che non riteniamo accettabile, non riteniamo giustificato un recesso dagli impegni contrattuali assunti”. L'appuntamento con i vertici aziendali è fissato a Palazzo Chigi nelle prossime ore. Stessa posizione espressa dal Movimento 5 Stelle, che ammonisce: indietro non si torna. Il PD chiede ad Arcelor Mittal di rispettare gli impegni e al Governo di fare presto. Mentre da Italia Viva, che insiste alla Camera per un'informativa urgente del Governo, si fa sentire Matteo Renzi, che accusa Movimento 5 Stelle e Lega di aver tolto lo scudo penale. Per Confindustria la ritirata di Arcelor Mittal avrà effetti negativi per l'economia del Paese e per i sindacati si tratta di una bomba sociale. Dall'opposizione il leader della Lega, Matteo Salvini, sfida il Premier a riferire, altrimenti, tuona, blocchiamo il Parlamento. “La vicenda Ilva è veramente drammatica. In un Paese normale il Presidente del Consiglio sarebbe già domani a riferire nelle aule parlamentari, visto che riguarda il presente e il futuro di decine di migliaia di famiglie italiane, da Nord a Sud. Se veramente salteranno questi posti di lavoro un Governo con un minimo di dignità residua si dimette”. Anche per il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, la responsabilità è tutta del Governo, che con il recentissimo voto di fiducia ha imposto alle Camere l'eliminazione della protezione legale.

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