Femminicidi, 15% donne uccise 2017-2018 aveva denunciato

24 nov 2021

Una tragedia vissuta da sole, chiuse nel silenzio della disperazione, di chi non ha trovato ascolto là fuori. Sono morte così le 211 vittime di femminicidio uccise fra il 2017 e il 2018 in Italia. A rivelarlo è l'ultima indagine della commissione parlamentare contro il femminicidio che ha analizzato ogni singolo delitto commesso in quegli anni contro le donne, per il solo fatto di essere donne. Sono due le costanti: il criminale forma la sua identità su una relazione di dominio e controllo, la donna viene uccisa non perché fragile o vulnerabile ma perché resa tale dalla relazione tossica o, al contrario, perché si ribella a quel controllo. I dati ci dicono che il 57,4% dei femminicidi è opera del partner, il 12,7% dell'ex. Solo in poco più del 4% dei casi la coppia era separata di fatto, nel 9,7% la separazione era in corso, nel 23,9% la donna aveva espresso la volontà di separarsi. Nella maggioranza dei casi, dunque, la rottura dell'unione non emerge dagli atti neanche come intenzione della vittima. Il femminicidio, dunque, è l'atto estremo di dominio sulla donna, al di là della sua possibile volontà. Un'altra caratteristica ricorrente è il suicidio dell'assassino: dei 192 autori, 67, quasi il 35%, si sono tolti la vita dopo l'omicidio della donna. E così, dei 169 orfani di femminicidio in questi due anni un terzo è rimasto orfano anche del padre. Il 46,7% dei figli sopravvissuti aveva assistito alle violenze sulla madre e di questi la maggioranza era minorenne. Il 17,2% dei figli sopravvissuti era presente al femminicidio e anche di questi il 72,4% era minorenne. Il 30% dei figli ha trovato il corpo della madre dopo il delitto. Mamme e figli soli. Perché è così che le donne si sono sentite ed è questo il motivo che le ha convinte a non raccontare le violenze. Solo il 15% delle vittime aveva denunciato, ma a quelle richieste di aiuto le forze di polizia non hanno risposto adeguatamente, non distinguendo tra violenza domestica e lite familiare. Non va meglio neppure nelle sentenze di femminicidio esaminate. Il movente è stato individuato, nella maggior parte dei casi, nella gelosia e in un raptus di rabbia improvvisa, senza alcun riferimento alle violenze pregresse.

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