Foggia, in migliaia con Libera contro la Mafia

10 gen 2020

La paura è tanta, però è anche vero che spesso la paura prende per mano l'omertà, non dimentichiamolo e l'indifferenza. La paura e l'omertà di cui parla Daniela Marcone, venticinque anni dopo l'assassinio di suo padre Francesco, continuano ad alimentare la mafia foggiana, tra le più spietate d'Italia. Una mafia troppo a lungo sottovalutata, che in questo primo scorcio del 2020 ha già firmato un omicidio e cinque attentati incendiari. Non abbassiamo la testa a quegli atti che vogliono spargere paura e tensione, ma una città che oggi è scesa in piazza e vuole reagire. C'era la città oggi per strada, ma c'è soprattutto Libera, che nel 2018 volle celebrare proprio qui la giornata contro tutte le mafie. Qualche mese prima Luigi e Aurelio Luciani erano stati uccisi nei loro campi perché testimoni involontari di un duplice omicidio. Le loro vedove oggi sono tra i simboli più forti della lotta alla criminalità che tiene in ostaggio questa terra. Come si fa a sconfiggere la paura? Innanzitutto stando uniti, cercando di collaborare, soprattutto quelle persone che ogni giorno rischiano la loro stessa vita per proteggere la nostra. Non dobbiamo essere eroi o martiri. Sfilano le associazioni, i cittadini, gli studenti, ma sfilano anche i magistrati, qui davvero in prima linea e poi i Sindaci, spesso lasciati soli a presidiare il loro piccolo fortino di legalità, la politica appunto. È al suo ruolo, spesso abdicato, che Don Ciotti ancora una volta fa appello. Bisogna far capire alla gente che queste ferite non sono e non riguardano solo la gente di questo territorio, ma queste ferite è l'Italia che deve sentirle proprie. Non è un problema che può essere solo circoscritto a un territorio. È il nostro Paese, cominciando dalla politica, che deve fare di più la propria parte.

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