Fuga dal centro di Siculiana, migrante ucciso da auto

04 set 2020

La tensione era stata alta per tutta la giornata intorno al centro d'accoglienza alle porte di Siculiana, piccolo comune a vocazione turistica sulla costa meridionale della Sicilia. Mentre alcune decine di migranti nigeriani protestavano contro la quarantena, tenendo impegnate le forze dell'ordine, un gruppo di Tunisini ed Eritrei aveva tentato la fuga. Qualcuno invece aveva deciso di aspettare la notte per far perdere le proprie tracce nelle campagne vicine, tra loro anche un ventenne eritreo. Si chiamava Anuar Siev, la sua fuga dal centro d'accoglienza è finita a pochi metri dalla struttura, sulla statale 115. Non ha visto l'auto che arrivava e forse nemmeno l'automobilista alla guida si è accorto di quel ragazzo che correva nel buio della notte. Non è riuscito ad evitare né lui né i tre agenti di polizia che inseguivano il migrante. Trasportati tutti in ospedale, il giovane eritreo è arrivato senza vita, un agente ha subito una frattura. Il giorno dopo la protesta continua ma con toni più bassi, dalle finestre e attraverso i cancelli. Un ragazzo ivoriano chiede il nostro aiuto. "Siamo come in prigione" dice "non veniamo curati e non mangiamo abbastanza". Non vogliono stare nel centro d'accoglienza i migranti, non voglio il centro gli abitanti e denunciano condizioni inadeguate, chiedendone la chiusura anche i sindacati e l'amministrazione comunale. Questa struttura ha delle finestre che come si vede sono aperte, sono sulla strada, e ha un cancello che è direttamente collegato sulla statale 115. Quindi nel momento in cui sono cominciati a verificarsi episodi di fuga, abbiamo temuto che si potesse verificare qualcosa del genere. Non si può più concepire una gestione di un fenomeno che comunque non è emergenziale, perché noi è sette anni che viviamo, diciamo, il fenomeno dell'emigrazione sulla nostra pelle. Lo Stato ha il dovere di pianificare la gestione del fenomeno in modo tale da garantire non soltanto una sicurezza maggiore distanziandolo dalla statale, evitando di ubicarli nei centri urbani, ma anche non pesare o generare impatti notevoli sulle piccole comunità.

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