Gela, gravissimi 9 ustionati nell'esplosione al mercato

06 giu 2019

“Sembravano davvero feriti di guerra”. “Erano feriti di guerra. Sono tutti ancora in pericolo di vita, sì”. Il Direttore del Pronto soccorso del Vittorio Emanuele non riceve buone notizie dagli ospedali di Palermo e Catania dove sono stati trasferiti, d'urgenza e in elicottero, i nove feriti più gravi, con ustioni fino al 70% del corpo. Le loro condizioni restano critiche. Nell'ospedale di Gela, dove una gara di solidarietà tra medici e infermieri ha permesso di far fronte ad un'emergenza inedita per la città, resta la paziente più sfortunata, Morena, che riesce a sorridere perché da quell'inferno di fuoco se l'è cavata con ferite e ustioni guaribili. “Mi ricordo il boato che c'è stato e poi quel fuoco che ci inseguiva, ci seguiva... Poi...” “Io mi sono nascosta, sono... mi sono nascosta sotto i vestiti e sono scappata”. “Come è arrivata qui in ospedale?” “Mi hanno soccorso i parenti con la macchina”. “Ma i soccorsi sono arrivati puntuali?”. “I soccorsi sono arrivati, però dopo del tempo, circa un quarto d'ora. Però, col fuoco addosso, bruciavamo tutti. Ci aiutavamo l'uno con l'altro”. Nel piazzale in cui mercoledì mattina l'affollato mercato si è trasformato in uno scenario da guerra, rimane solo la carcassa del camioncino in cui si preparavano polli, panini e patatine fritte. L'esplosione è partita da qui, dalla fuga di gas di una bombola forse ricaricata male. Il giorno dopo il terribile incendio l'aria è ancora irrespirabile. Un fortissimo odore di bruciato proviene dai resti del furgoncino da cui sono partite le fiamme e dalla bancarella vicina, su cui rimangono ancora appesi alcuni vestiti semi-bruciati. Sulle cause indaga la Procura, mentre ci si interroga sulle misure di sicurezza non sufficienti o non rispettate. “Dobbiamo ringraziare i medici, non c'è dubbio. Dopodiché non dobbiamo ringraziare coloro che sono preposti al controllo, alla verifica, al monitoraggio costante sui sistemi di sicurezza e sull'impiantistica. Qui si è sfiorata la strage e non penso sia l'unico caso né a Gela, né in Sicilia perché di questi mercati in giro per il Sud ce ne sono veramente tanti con le stesse caratteristiche. Che questo possa essere da monito ai tanti ambulanti e ai tanti organi di controllo che devono veramente controllare per la salute pubblica e per dare giusto valore alla vita”.

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