Genova, due arresti per società legata alla camorra

18 giu 2019

Infiltrazioni camorristiche nella ricostruzione del ponte Morandi atto secondo. Dopo che la DIA di Genova, un mese fa circa, aveva notificato un'interdittiva antimafia all'azienda Tecnodem, arrivano nuovi sviluppi. In arresto sono finite due persone. Si tratta di Consiglia Marigliano, amministratrice e socio unico della Tecnodem e Ferdinando Varlese, pregiudicato di 65 anni di Napoli, domiciliato a Rapallo. Secondo gli investigatori era lui il vero amministratore della ditta. L'accusa è di intestazione fittizia di beni, aggravata dall'aver commesso il fatto per agevolare il clan D'Amico del rione Villa di Napoli. Tra le condanne riportate da Varlese emerge la sentenza emessa dalla Corte d'appello di Napoli nel 1986 per associazione a delinquere. Tra i coimputati vi erano affiliati al clan Misso Mazzarella Sarno, già appartenente all'organizzazione camorristica denominata Nuova Famiglia. “E' stato disposto il sequestro preventivo sia del capitale sociale, sia dei beni di questa società, nonché anche delle quote della società della signora Marigliano Consiglia, nonché dei conti riconducibili a questi due soggetti”. Dalle carte emerge che la società aveva lavori in subappalto per 100 mila euro nell'ambito delle opere per la demolizione del ponte. “Episodi del genere dimostrano che il sistema dei controlli funziona” ha detto Pietro Salini, amministratore delegato della Salini Impregilo, società impegnata nella ricostruzione del ponte Morandi. Dalle indagini è emerso inoltre che l'arrestato, dopo che la società era stata estromessa dal subappalto, si era già attivato per formare quanto prima una nuova compagine sociale per continuare così a proporsi nello stesso settore. Per quanto riguarda la demolizione con esplosivo delle pile 10 e 11 del ponte Morandi, il sindaco e commissario Marco Bucci non ha dubbi: non si andrà oltre il 28 giugno.

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