Genova, sviluppi inchiesta sul crollo del Morandi

11 ago 2019

Genova aspetta la sua rinascita adesso. E' un anno dopo quella tragica mattina del 14 agosto, quando il ponte Morandi si spezzò in due, si torna a fare il punto della situazione. L'inchiesta della Procura vede 71 persone indagate, tra cui i vertici di Autostrade per l'Italia, accusati, a diverso titolo, di crollo colposo, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso omicidio colposo e omicidio stradale colposo plurimo. La relazione tecnica dei tre periti nominati dal GIP, depositata qualche giorno fa, è stata esplosiva. Nelle 75 pagine gli esperti si sono dovuti pronunciare sia sulla manutenzione che sulla conservazione del viadotto e il loro giudizio è stato molto preciso nell'elencare i dati sui cavi corrosi, sui difetti e le situazioni di degrado riscontrate. Non si evidenziano, scrivono gli esperti, interventi atti a interrompere i fenomeni di degrado. Gli unici ritenuti efficaci, si legge, risalgono a 25 anni fa. In particolare, è stato scritto, per quanto riguarda il reperto 132, l'ancoraggio dei tiranti sulle sommità delle antenne del lato sud, considerata dalla Procura di Genova la prova regina, perché il punto che si sarebbe staccato per primo è stato individuato nei trefoli, uno stato corrosivo di tipo generalizzato, di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri, derivanti di zolfo e cloruro. A peggiorare, inoltre, lo stato della struttura ci sarebbero anche i difetti di esecuzione. A rispondere punto per punto è stata la concessionaria Autostrade per l'Italia. A suo giudizio la relazione dei periti del GIP non evidenzia situazioni di degrado che possano in alcun modo essere messi in relazione con una diminuzione della capacità portante del ponte, ma non solo. L'analisi delle parti crollate, ancora presente al momento dell'inizio dell'incidente probatorio delle parti non crollate, ha messo in evidenza alcuni difetti solo localizzati, peraltro compatibili con l'epoca di costruzione. Oggi di quello che una volta veniva chiamato il Brooklyn di Genova restano solo macerie. La città aspetta la ricostruzione, peraltro già iniziata, ma soprattutto, per quanti non ci sono più, la gente chiede subito verità e giustizia.

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