Genovese al Gip: non superavo i 50 Kmh

03 gen 2020

“Sono ripartito con il verde. Il semaforo segnava verde” È quanto ha detto Pietro genovese Durante l'interrogatorio di garanzia di giovedì pomeriggio. Il giovane, assistito dai difensori Franco Coppi e Gianluca Tognozzi, ha risposto alle domande del G.I.P. per poco più di un’ora. Giacca scura e jeans neri, occhi bassi e sguardo fisso. Ha dato la sua versione di quanto è avvenuto su corso Francia la sera dell'incidente mortale per Gaia e Camilla, 16 anni. Ha raccontato che era ad una festa per il rientro a Roma dal progetto Erasmus di un amico. Una cena a cui partecipavano anche i genitori di quest’ultimo, dunque, nessun eccesso. Genovese ha ribadito di non aver visto le due ragazze che stavano attraversando. Si è detto sconvolto e devastato per quello che è successo. Quando a fine serata si è messo in auto per tornare a casa, Genovese, era con due amici che saranno sentiti come persone informate sui fatti. Il loro racconto servirà a verificare anche se davvero il ragazza alla guida del Suv andava ad una velocità superiore a 50 chilometri orari, così come sostenuto da una serie di testimonianze. Il ragazzo, indagato per omicidio stradale plurimo, ha sostenuto che, essendo appena ripartito dal semaforo prima dello svincolo della tangenziali, non poteva andare veloce. Una circostanza sulla quale le perizie della Procura e delle parti potranno dire di più. L'auto di Genovese, dopo l'impatto, si è fermata a circa 250 metri dall'incidente, per chi indaga, se fosse stato rispettato i limiti di velocità. L'indagato avrebbe potuto controllare meglio il veicolo e avrebbe potuto evitare Gaia e Camilla.

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