Giornata delle vittime della pandemia, Draghi a Bergamo

18 mar 2021

I ricordi dei giorni più bui di Bergamo riaffiorano il 18 marzo con la foto simbolo dei mezzi militari che attraversavano la città pieni di bare, luoghi, persone, vittime. Con la mente si va indietro di un anno per non dimenticare la strage dei morti per coronavirus, la prima ondata della pandemia ha ferito questa provincia più di tutte le altre, ma dopo i lutti e le sofferenze Bergamo ha saputo reagire, ha sottolineato il premier Mario Draghi, durante la cerimonia di commemorazione della giornata nazionale di tutte le vittime della pandemia. Siamo qui per promettere ai nostri anziani che non accadrà più che le persone fragili non vengano adeguatamente assistite e protette. Una visita breve ma intensa, quella del premier a Bergamo, prima alle 11:00 al cimitero monumentale ha deposto una Corona per i defunti, poi la seconda e ultima tappa è stata al bosco della memoria, il parco della Trucca inaugurato in sua presenza, sono intervenuti tra gli altri il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il vescovo Francesco Beschi, il prefetto della città Enrico Ricci, è stata una cerimonia sobria, con poche e distanziate presenze. Confidiamo in una gestione efficiente della campagna vaccinale, nel sostegno tempestivo e adeguato alle famiglie, alle categorie, alle imprese penalizzate dalle misure di contenimento dell'epidemia e nel miglior uso delle risorse dedicate dall'Europa a rilancio del nostro Paese. La giornata è proseguita poi con altri appuntamenti, all'ospedale Papa Giovanni XXIII, altro simbolo della sofferenza di quei giorni, si è svolta la cerimonia della fiaccola benedettina con le delegazioni delle città di Norcia, Subiaco, Cassino e con un presidio di medici e infermieri, nei reparti non c'erano posti, i medici lottavano per salvare le vite umane, ricorda il direttore generale Maria Beatrice Stasi. Noi abbiamo dovuto praticamente adottare dei modelli organizzativi nuovi in pochissimo tempo, quindi siamo stati, come io ho spesso detto, un'ora davanti al virus, praticamente non ci siamo trovati dal 22 febbraio, giorno in cui abbiamo avuto il primo paziente trasferito in un altro ospedale, al 3 marzo, 250 pazienti e da lì siamo arrivati ad averne quasi 600 nel giro di pochi giorni.

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