Giornata finale del festival della tecnologia a Torino

10 nov 2019

Fake news, hate, speech, filter bubble, fabbriche di BOT, l'informazione, soprattutto politica è costantemente inquinata. Il fiume del consenso ingrossato nelle campagne elettorali, scorre sui social, ci bagna, ci travolge e nemmeno ce ne accorgiamo. I politici più scafati usano la tecnologia, se ne servono per raggiungere milioni di potenziali elettori. La comunicazione politica si è adattata agli ambienti digitali con molta più velocità e con molta più efficienza ed efficacia di quanto abbia fatto il mondo dell'informazione. Riuscire a raggiungere gli elettori con un messaggio di suo interesse non è di per sè qualcosa che potrebbe produrre degli effetti negativi. Il punto è quando il perimetro dell'attenzione del lettore si restringe troppo ai suoi interessi e i suoi punti di vista. Servono professionalità che sappiano interagire con i nuovi strumenti e queste professionalità devono essere necessariamente formate, devono essere addestrate. La tecnologia va molto veloce e quindi la formazione deve essere continua. Anche del rapporto tra digitale e democrazia si è occupato il primo festival della tecnologia di Torino. Quattro giorni in cui il Politecnico ha spalancato le sue aule e i suoi laboratori, ha costruito un villaggio di igloo per accogliere bambini e avvicinarli alle materie più tecniche, con l'obiettivo comune di capire il vero senso della tecnologia che è innanzitutto umanità. La buona tecnologia è quella che migliora la qualità della vita, fatta dall'uomo per l'uomo, per farlo progredire e sviluppare in modo sostenibile. Nelle aziendee oggi ci sono filosofi vicino a ingegneri, vicino a economisti a designer perchè concepiscono l'innovazione dell'azienda. Questo è di grande stimolo, allo stesso modo gli umanisti stanno diventando proprio technologici perché la tecnologia è umanità, diciamo quello che è dietro questo festival della tecnologia di Torino, che sono intimamente legati e sempre più sarà così.

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