Giornata mondiale per la libertà d'informazione, allarme Rsf

03 mag 2021

Libertà di raccontare. Suona come un'ovvietà e non lo è. Nella giornata della libertà di stampa spicca il dato dell'Italia: quarantunesima e ultima in Europa secondo la classificazione di "Reporter senza frontiere". In 130 Paesi, secondo il rapporto dell'RSF, il giornalismo è totalmente o parzialmente bloccato. Storie crudeli e inquietanti, alcune recenti come il caso di Jamal Khashoggi, dissidente saudita, entrato e mai uscito dal Consolato Arabo nel 2018. Dello stesso anno l'assassinio di Jan Kuciak, solo 27 anni, freddato nella sua casa insieme alla fidanzata, indagata su frodi fiscali in cui erano coinvolti potenti imprenditori. Vicende insanguinate di donne coraggiose nei luoghi della guerra. La passione di raccontare era nei volti di Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio nel '94, di Maria Grazia Cutuli, assassinata in Afghanistan nel 2002. Tra celebrazioni e manifestazioni succede negli opposti del mondo, si ripete nel tempo, dalla Russia di Anna Politkovskaja, oppositrice di Putin in difesa dei diritti civili dei popoli ceceni, agli Stati Uniti di Floyd, sino ad Hong Kong, alla Cina. C'è chi denuncia parole soffocate e libertà negate. Secondo l'Osservatorio istituito appositamente dall'Unesco, dal primo gennaio 2020 ad oggi, 76 giornalisti sono stati uccisi nel mondo, hanno subìto arresti, vessazioni e minacce. Violenza di genere rivolta alle donne. Ad evidenziarlo Josep Borrell Fontelles, Alto Rappresentante UE. Nel 2020 oltre 400 giornalisti hanno dovuto ricorrere alla protezione dell'Unione in Difesa dei Diritti Umani. La Federazione Europea della Stampa ritiene necessaria un'azione concreta dei Governi per difendere e proteggere la libertà di informazione, ma oggi 69 giornalisti si trovano in prigione in Europa, puniti per avere svolto il loro lavoro, per quell'istinto di raccontare il mondo che non si può fermare.

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