Grandi navi, l'impatto ambientale a Venezia

09 giu 2019

Il contrasto è grande, la distanza molto meno. Dalle gondole alle navi davanti a piazza San Marco ci sono solo pochi metri. Oltre 1000 navi da crociera, che raggiungono anche i 300 metri di lunghezza, attraversano la laguna ogni anno. Navigano nello spazio stretto del canale della Giudecca passano dal bacino di San Marco per raggiungere il mare aperto, anche con 3000 persone a bordo, paesi galleggianti. Molti cittadini si lamentano, soprattutto dopo l'incidente della MSC Opera che una settimana fa ha perso il controllo finendo contro un battello turistico e provocando panico e feriti. Una polemica politica si è aperta, le istituzioni discutono su possibili soluzioni. Paura, impatto visivo, ma anche ambientale. Gli scienziati indagano da anni analizzando gli effetti dell'intenso traffico lagunare sul paesaggio sottomarino. “I fondali hanno dei chiari segni di erosione. Sono quelli che si possono anche osservare in ambiente subaereo, per esempio su un versante franoso. Queste sono le tipiche manifestazioni in acqua. Ovviamente, essendo diversa la condizione ambientale, ci sono delle leggere differenze, però di fatto quello che si vede sono proprio dei fronti di erosione che mano a mano arretrano e ci sono diversi gradini anche sul fondale”. Preoccupante è anche la quantità di rifiuti trovati sui fondali: container, barchini da rottamare e uno stupefacente numero di copertoni provenienti dalle barche. Ci sono dei momenti in cui da piazza San Marco la laguna non si vede più. Succede più volte al giorno quando passano navi da crociera come questa, lunga 294 metri, che può ospitare quasi 3000 passeggeri. “Penso che l'interesse delle istituzioni dovrebbe essere quello di rivolgere la propria attenzione su questi studi che sono fondamentali e propedeutici proprio alla soluzione dei grandi problemi. Sono cose anche di piccolo costo, se vogliamo, rispetto alla complessità e al costo complessivo delle operazioni che si possono considerare per il futuro. Bisognerebbe fare qualcosa di più, questo sì, perché gli strumenti ci sono e la gente è anche preparata per poter effettuare queste indagini e ce l'abbiamo”.

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