A 40 anni dalla sua comparsa nella letteratura scientifica, l'HIV è ancora un virus che colpisce milioni di persone nel mondo. Solo in Africa si infettano ancora ogni anno, un milione e mezzo di persone. E in Italia? "In Italia si stima fra 100-150 mila sieropositivi, ovviamente. Quindi si tratta di un numero che cresce meno che un tempo, proprio grazie alle terapie. Il modo di infettarsi oggi è cambiato in molti Paesi, l'Italia in particolare, oggi abbiamo perso gran parte del rischio relativo alla tossicodipendenza per via venosa, che è rimasto marginale. È un rischio soprattutto sessuale. Ci si continua a infettare certamente, perché è un'infezione largamente asintomatica, ovvero di cui uno non ha coscienza, per cui può effettivamente trasferirla al prossimo". L'obiettivo di arrivare al vaccino ancora non è stato raggiunto, ma in 40 anni la ricerca ha consentito di mettere a punto terapie talmente efficaci che di AIDS, la malattia che l'HIV scatena, non si muore più. Per parlare delle recenti novità sulla lotta all'HIV, mille specialisti si sono visti a Bergamo per ICAR, l'Italian Conference on AIDS and Antiviral Research. "Da ICAR emerge sostanzialmente un bilancio favorevole e relativo a tutta la storia della ricerca in HIV. Si partiva senza terapia, si è arrivati a una prima terapia, diciamo competente, nel 1996 con tre farmaci, ma soprattutto con una presa che era di tre volte al giorno, mattina, pomeriggio e sera, 26 compresse. Oggi siamo a una terapia che si può riassumere addirittura in una singola compressa, e questo se iniziato precocemente, ci dà ormai un risultato di attesa di vita che è prossimo a quella della popolazione generale. Oggi abbiamo anche gli iniettabili, che diciamo, praticamente prevedono una presa ogni due mesi, oppure avremo fra poco tempo addirittura, degli iniettabili che si presume potranno essere assunti ogni sei mesi, il che semplifica moltissimo la vita di tutti. È importante oggi fare diagnosi tempestiva, la terapia non solo rende la salute all'individuo, ma lo rende praticamente non contagioso agli altri, quindi questo è un risultato in termini di salute pubblica che è molto ragguardevole". Di HIV si occupa sin dagli anni 80 GILEAD, che per prima ha lanciato farmaci a singola assunzione, e oggi lavora allo sviluppo di nuovi trattamenti long-acting, con l'obiettivo di trovare una cura alla malattia attraverso approcci innovativi. "È stata una carrellata, un 30 anni di ricerca diciamo clinico-sperimentale straordinaria, che fra l'altro non solo ha portato l'HIV a quella gestione che abbiamo descritto molto semplice e fra l'altro ancor più semplificabile in futuro, ma ha prodotto quel tipo di conoscenza che ci ha permesso, per esempio, di sviluppare i farmaci per l'Epatite C, che oggi è un problema da un punto di vista terapeutico completamente risolto, non solo ma ci saremo accorti di come in pochi mesi abbiamo potuto sviluppare, sperimentare e già impiegare dei farmaci contro il Covid. Cioè ha creato quell'humus di, diciamo, ricerca molecolare che ha permesso poi tutta una serie di soluzioni per altre malattie, e così sarà anche in futuro".























