I campeggi lombardi temono di perdere la stagione

29 mag 2020

Le casette sulla collina tra gli ulivi sono ancora tutte chiuse, le sdraio impilate, le piscine da pulire. Tutto è ancora fermo, il turismo sul Lago di Garda, ma in generale quello lacustre lombardo, aspetta risposte. Certezze perlopiù. Innanzitutto sapere se permarrà l'obbligo delle mascherine anche negli spazi aperti dei campeggi, poi la sanificazione dei bagni pubblici ed infine le piscine, il vero grande scoglio da superare. “Io mi auguro che queste limitazioni cambieranno, cambieranno prima della metà di giugno, perché, anche parlando con i colleghi, è un problema che abbiamo tutti. Se le piscine dovessero rimanere chiuse io vedo impossibile aprire i campeggi e i villaggi in Lombardia questa stagione. Le normative che sono uscite sono praticamente insostenibili, partendo dal fatto che i nostri ospiti dovranno indossare la mascherina sempre in tutte le parti comuni, quindi anche quando passeggeranno a distanza di sicurezza da soli nel campeggio dovranno tenere la mascherina, e aprire in questo modo è davvero insostenibile per noi”. Questo campeggio lavora prevalentemente con il turismo estero, così come gli altri sui laghi lombardi. Questo, ad esempio, è un campeggio sul Lago d'Iseo, anche questo ancora chiuso. Solo i campeggi lombardi ospitano circa due milioni di turisti a stagione, quindi, oltre al problema dell'apertura dei confini, c'è anche quello delle diverse misure di sicurezza decise dai vari Paesi europei. “Il Lago di Garda della Lombardia viene preso d'assalto ogni estate da turisti del Nord Europa e anche loro oggi non sanno quando e se potranno uscire dai loro paesi, dalle loro nazioni, e quindi le disdette stanno tuttora invadendo i nostri tableau e le nostre disponibilità stanno aumentando in modo disastroso. Il nostro gruppo è un gruppo “Vacanze col cuore”. L'anno scorso contava 190 dipendenti nei mesi di luglio e agosto e il nostro rammarico più grande è proprio che quest'anno non avremo lavoro per tutti loro. Stiamo facendo il possibile per assumere per un minor lasso temporale più dipendenti in modo da far lavorare un po' tutti, ma arriveremo da 190 del 2019 a 50 nel 2020”. La stagione si annuncia compromessa. Se la riapertura potrà avvenire a fine giugno con tre mesi di lavoro qualcosa si potrà salvare. “Noi iniziamo sempre prima di Pasqua e stiamo aperti fino ad autunno inoltrato. Ad oggi abbiamo perso la Pentecoste, abbiamo perso le vacanze del Re in Olanda e abbiamo perso tutti i vari ponti nazionali con gli italiani. Io penso che ad oggi già il 25% del fatturato annuo sia andato in fumo. L'apertura noi l'abbiamo stabilita per il 26 giugno sperando di fare ancora un luglio e agosto con presenze in modo da poter far lavorare i nostri dipendenti. Se dovessimo chiudere quest'anno con un meno 60%, quindi fare il 40% delle presenze che abbiamo fatto nel 2019, sarebbe già un successo”.

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