Idee per il dopo, la normalità ai tempi del coronavirus

28 apr 2020

Non vedo tanta leadership quanto tanto leaderismo, per cui questo diciamo un… un accentuarsi di questo rischiosissimo impulso di cercare il leader che ci risolve da tutti i problemi. Il leader come cura miracolosa, il leader come vaccino, quando abbiamo bisogno più che altro delle istituzioni. La metafora della guerra è familiare, sia nell'economia, sia nella politica. Ci siamo preparati per decade le nazioni, ci siamo preparati alla guerra, i leader si sono preparati alla guerra. Macron nel suo primo discorso alla nazione ha detto 5 volte “siamo in guerra”. Trump nei suoi press briefing non fa che dire che i dottori che vanno in ospedale a Central Park gli ricordo i soldati che vanno al fronte. Parliamo della Lombardia come il fronte. Ecco, questo è rischiosissimo. È rischiosissimo perché la guerra mette una popolazione in una mentalità di competizione, in una mentalità di “Vinco io, vinci tu”, mentre una crisi sanitaria globale non è una guerra, non c’è un nemico, non c’è il cattivo nelle caverne da andare a scovare, non c'è la vendetta, non c'è il confine da proteggere. Siamo tutti esposti, ma un’ansia non di un attacco, di un nemico, ma un’ansia esistenziale.

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