Il clamoroso crac del gruppo Marenco

03 giu 2019

Guardando questo schema, si capisce quanto sia intricata la ragnatela delle 190 società coinvolte nel crac del gruppo di Marco Marenco, sessantaquattrenne imprenditore astigiano del gas e dell'energia elettrica, già proprietario dello storico marchio Borsalino, che però è stato ceduto nel 2016 e non rientra in questa inchiesta. I numeri dell'operazione Dedalo fanno impressione: 4 miliardi di euro di debiti, un miliardo e 130 milioni distratti, 900 milioni di imposte evase allo Stato, 107 milioni di beni sequestrati, 12 società fallite e 51 persone denunciate. Probabilmente parliamo del secondo crac societario dopo quello della Parmalat e riguarda il fallimento delle società che sono riconducibili al noto imprenditore astigiano Marco Marenco. Le accuse nei suoi confronti sono le più disparate, parliamo innanzitutto della più importante che è quella di bancarotta fraudolenta aggravata, per il fallimento di 12 società riconducibili al suo gruppo e che si occupavano di import/export di gas naturale e di produzione di energia elettrica. Tra i denunciati, i reati vanno dalla frode fiscale alla corruzione, dalla truffa aggravata all’appropriazione indebita, oltre alla bancarotta fraudolenta aggravata, anche quattro uomini delle forze dell'ordine e un ex Consigliere Comunale di un paese del bresciano, ma soprattutto membri dei collegi sindacali di queste 190 società, molte delle quali con sedi in paradisi fiscali che con il classico metodo delle scatole cinesi, riuscivano a sembrare molto più floride di quanto in realtà fossero, nei confronti delle banche a cui chiedevano i finanziamenti. Un altro meccanismo molto utilizzato è stato quello delle fatture per operazioni inesistenti che servivano appunto, per mascherare la fuoriuscita del patrimonio e inoltre, per ottenere degli indebiti vantaggi fiscali. Marco Marenco, 64 anni, era già stato condannato per bancarotta fraudolenta a cinque anni, nel 2015, dopo essere fuggito in Svizzera, tre li ha già scontati in carcere, ora è ai servizi sociali e dovrà rispondere di queste nuove gravi accuse.

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