Il Giorno del Ricordo delle foibe e dell'esodo giuliano

09 feb 2021

Pola. 10 febbraio 1947 le immagini dei cinegiornali mostrano profughi in bianco e nero in fuga dalle loro case in Italia. Al tavolo della conferenza di pace di Parigi perdeva le loro terre annesse alle jugoslavi del maresciallo Tito, 28000 italiani lasciarono in massa la città istriana. Vite imballate con 400 grammi di chiodi a testa e caricate in fretta al porto su una nave. Chi poté dissotterrò persino le bare per non lasciare neanche i defunti in una terra divenuta straniera. Per sfuggire alla pulizia etnica fatta di deportazioni e foibe, voragini carsiche in cui sparirono in migliaia, gettati vivi o morti legati per i polsi col fil di ferro dai partigiani comunisti jugoslavi. Da quelle tormentate terre al confine orientale, partirono per sempre oltre 300000 italiani. Attraversato il mare, trovarono una patria stremata dalla guerra che non li voleva, perché in quelle valigie rivedeva i fantasmi del regime fascista e delle sue persecuzione. Per troppi di quegli esuli il sogno di ricostruirsi un focolare finì accatastato tra queste sedie del magazzino 18 nel vecchio porto di Trieste. 2000 metri cubi di masserizie, frammenti di vite perdute, abbandonate per sempre in un deposito incrostato di polvere è diventato il monumento di una pagina di storia che solo in parte si è trovata.

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